Un percorso didattico per affrontare il bullismo a scuola, senza processi né soluzioni

Non sempre il male fa rumore. A volte resta seduto in silenzio, aspettando che nessuno lo nomini- Parlarne senza puntare il dito
Ci sono episodi di bullismo che non fanno rumore.
Non finiscono subito nei registri, non arrivano agli adulti, non hanno un inizio netto né una fine chiara.
Succedono nelle chat di classe, durante l’intervallo, nei soprannomi ripetuti “per scherzo”, negli inviti mancati, nei silenzi che passano inosservati.
Sono situazioni quotidiane, spesso ambigue, difficili da raccontare e ancora più difficili da affrontare in classe senza rischiare di trasformarle in una lezione morale o in una caccia al colpevole.
Eppure è proprio lì che il lavoro educativo è più necessario.
Quando il bullismo non ha un volto chiaro
A scuola siamo abituati a intervenire quando il problema è evidente:
c’è un aggressore, una vittima, un fatto chiaro da ricostruire.
Ma molte dinamiche di bullismo non funzionano così.
Coinvolgono più ruoli, più livelli di responsabilità, più possibilità di scelta:
- chi inizia,
- chi ride,
- chi guarda e non parla,
- chi subisce,
- chi arriva dopo, quando tutto è già successo.
In queste situazioni, chiedere subito “chi ha sbagliato?” rischia di bloccare il pensiero invece di aprirlo.
I bambini e i ragazzi si chiudono, si difendono, prendono posizione per paura o per appartenenza al gruppo.
Serve un altro tipo di spazio.
Parlare senza accusare: il valore del debate
Il debate, quando non è competitivo, può diventare uno strumento potente per affrontare il tema del bullismo.
Non per stabilire chi ha ragione, ma per:
- allenare il pensiero critico,
- riconoscere le emozioni,
- osservare una stessa situazione da punti di vista diversi,
- capire che anche il silenzio è una scelta.
Nel percorso Parlarne senza puntare il dito, il debate parte da brevi articoli di cronaca rivisitati:
storie semplici, realistiche, riconoscibili, che potrebbero accadere in qualsiasi classe.
Non sono racconti esemplari.
Non spiegano cosa è giusto o sbagliato.
Descrivono i fatti e si fermano lì.
Il lavoro comincia dopo.
Le carte di prospettiva: uscire dall’“io”
Dopo la lettura, gli alunni lavorano con carte di prospettiva.
Ogni gruppo parla solo da un punto di vista assegnato.
Questo passaggio è fondamentale perché:
- abbassa il livello emotivo,
- evita l’identificazione diretta con esperienze personali,
- permette di ragionare senza sentirsi messi sotto accusa.
Non si parla di sé.
Si parla come se si fosse quel personaggio.
È spesso in questo momento che emergono pensieri nuovi, dubbi inattesi, cambi di posizione.
Le domande che non cercano risposte giuste
Il confronto è guidato da carte-domanda pensate per restare aperte:
- Il silenzio è sempre neutro?
- Quando un gioco smette di essere un gioco?
- Chi ha davvero il potere di cambiare una situazione?
- È possibile fermarsi senza accusare?
Non c’è una risposta corretta da raggiungere.
Il valore sta nel processo, non nella conclusione.
L’insegnante ha il ruolo di facilitatore:
- garantisce il rispetto dei turni,
- mantiene il focus sulla situazione,
- accoglie punti di vista diversi.
Dalla parola al segno: rielaborare
Ogni percorso si chiude con una rielaborazione individuale:
scritta o grafica, sempre personale.
Disegnare un confine, un ponte, un simbolo del silenzio o del cambiamento permette agli alunni di:
- fermarsi,
- interiorizzare,
- dare forma a ciò che è emerso nel confronto.
È qui che spesso il lavoro diventa visibile, senza bisogno di forzare condivisioni pubbliche.
Un linguaggio comune per la classe
Alla fine non resta una risposta unica.
Resta qualcosa di più utile: un linguaggio condiviso.
Parole come:
- confine,
- ponte,
- muro,
- silenzio,
- responsabilità.
Strumenti simbolici che l’insegnante può richiamare anche nei giorni successivi:
non per punire, ma per rileggere ciò che accade.
Un percorso pronto, senza preparazioni complesse
Parlarne senza puntare il dito è pensato per:
- classi IV–V della primaria
- scuola secondaria di I grado
Può essere usato:
- in educazione civica
- in educazione digitale
- all’inizio dell’anno
- dopo un episodio critico, senza nominarlo
Il materiale è pronto all’uso:
articoli, carte, domande, attività, indicazioni per il docente.
Non servono materiali aggiuntivi né preparazioni specifiche.
👉 Parlarne è il primo passo.
👉 Farlo senza puntare il dito è ciò che permette davvero di cambiare qualcosa.

































