Month: Aprile 2022

Educare alla gentilezza

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Gentilezza 

Gentilezza è accoglienza,
accettazione di differenza,
apertura del nostro cuore,
condivisione di un po’ d’amore.
Gentilezza è rivoluzione,
è sostenersi tra le persone,
dividere tutto tendendo una mano
ché solo così si arriva lontano.
Gentilezza è una speranza,
non ce n’è mai abbastanza:
Sii gentile e poi vedrai
che non te ne pentirai!  Jolanda Restano
 

Gentilezza per sentirsi bene e far sentire bene.

Gentilezza nei gesti e nelle parole, negli sguardi e nei sorrisi.

Piccolissimi, piccoli, grandi o grandissimi.

Poco importa. La gentilezza resta ed emerge con tutta la sua forza.

Parole e gesti gentili hanno il potere di farci avvicinare, abbattendo muri e differenze, combattendo prepotenze, soprusi e violenze percepibili in tutte le loro infinite forme.

Gentilezza, ancora, per ascoltare, aiutare e collaborare.

Gentilezza per fare: comportamenti onesti, leali, fiduciosi.

Gentilezza per accogliere e per far nascere e crescere il rispetto per tutti e per tutto.

Educare alla gentilezza si può e si deve.

Attività in classe

Scrivere piccole lettere o biglietti da imbucare in una cassetta delle lettere posta in classe può essere un’occasione per riflettere su ciò che ognuno sente.

Molte sono le occasioni che la quotidianità dello stare insieme offre.

Occasioni preziose

La lettura delle lettere e dei biglietti, uno al giorno, diventa parte viva e cogente del percorso.

Una gentilezza fatta o mancata, un’ emozione non ascoltata, un desiderio, una speranza…

Anche il gioco risulta uno strumento prezioso per costruire un solido rapporto di fiducia tra i membri di un gruppo, generando legami positivi e collaborativi .

I giochi cooperativi, in particolare, si rivelano ottimi giochi sulla fiducia.

Filastrocche e poesie, letture di storie e favole, come sempre, offrono ulteriori spunti di riflessione, presentato situazioni nuove e diverse.

Una favola per parlare di gentilezza-La Fontaine

Questa zebra non è un asino

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La storia narrata da Scaramuzzino è la storia di un’ amicizia.

Un’amicizia che nasce ai confini della Palestina in una terra devastata dai bombardamenti, ma che non si lascia travolgere e stravolgere dalla guerra.

Talal è un bambino di soli otto anni e dove vive lui mancano il cibo, l’acqua e le scuole.

Talal ha un’amica, Aidha, una zebra che vive allo zoo ed ogni giorno Talal va a trovarla.

É un’amicizia fatta di sguardi e attenzioni.

É una storia di cura tra Talal, la zebra e il vecchio guardiano dello zoo.

La loro amicizia si snoda tra le pause forzate imposte dalla guerra, ma che è più forte della guerra e va oltre la guerra.

É una storia di rinascita, perché di rinascere abbiamo bisogno tutti.

Anche e soprattutto dalle macerie.

Questa zebra non è un asino, Salani editore

“Questa zebra non è un asino”

La storia è ispirata ad un fatto realmente accaduto Gaza nel 2009 e che ha tanto colpito l’autore da farne un libro.

Dal libro è nato anche un bellissimo spettacolo teatrale di e con Giorgio Scaramuzzino, presentato anche all’ultima
edizione del Festival di Todi.

Una storia che si rivolge ai bambini, ma anche agli adulti per parlare di diritti, di pace e di solidarietà.

25 Aprile …perché tutti i bambini possano crescere con il coraggio del piccolo colibrì

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Io prego i cari bambini, che possono tutto, di unirsi a me per la costruzione della pace negli uomini e nel mondo. M.Montessori

Nella foresta divampa un incendio.

Tutti gli animali scappano, ma non il piccolo colibrì che vola fino al fiume, raccoglie una goccia d’acqua nel becco, e vola dritto a gettarla sull’incendio.

Instancabilmente.

Fiume, goccia, incendio.

I grandi animali lo deridono.

Inutili le sue fatiche, assurdo il suo coraggio.

Il colibrì non ascolta.

Continua a raccogliere gocce.

All’improvviso il piccolo elefante esce dal suo riparo e va in cerca d’acqua per contribuire, con il piccolo colibrì, a spengere l’incendio; lo stesso fa il pellicano e lo stesso fanno, poco a poco, tutti i cuccioli.

Ognuno con le proprie forze; ognuno secondo le proprie possibilità.

Solo allora, vedendo i cuccioli, negli adulti scatta un forte senso di vergogna.

Vergogna per essere rimasti a guardare, per non aver osato, provato, tentato…

Tutti allora iniziano instancabilmente a lavorare insieme per spengere l’incendio.

Ognuno con le proprie forze; ognuno secondo le proprie possibilità.

E l’incendio finalmente viene domato.

Tutti abbiamo da imparare da questa antica fiaba africana …

Oggi, forse, più di ieri

La mente è una sola

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Gianni Rodari e María Montessori: oggi come ieri; con la stessa forza e la stessa necessità

…perché il processo educativo non riguarda solo i test, le interrogazioni , gli esami e le valutazioni , ma è molto molto di più.

É qualcosa che non riguarda solo insegnanti, gli educatori e gli studenti: è del singolo come della collettività.

La scuola è il mondo nella sua interezza, non uno spicchio selezionato (e magari pure male!)

Educare significa offrire esperienze, dare occasioni, creare situazioni stimolanti; significa favorire l’osservazione dei fatti e delle cose attraverso i sensi e si fonda necessariamente sull’esperienza diretta del bambino.

Dai sensi all’esperienza; dall’esperienza al ragionamento alla riflessione e alla scoperta.

Tutto ciò che circonda il bambino e il ragazzo è fonte di esperienza e di conoscenza significativa e autentica, non un mondo a parte.

Non esistono mondi diversi, ne esiste uno solo, come uno solo è l’uomo e la sua mente.

M. Montessori pone al centro del proprio progetto educativo la formazione di un cittadino globale, cosmico, planetario (Santerini 2011) e poggia le sue fondamenta su un nuovo incontro tra l’adulto e il bambino, non un incontro fatto di verbalismi, ma di fatti e di esperienze.

Un incontro importante in grado di attivare un processo di crescita responsabile per la formazione di futuri cittadini del mondo interessati al bene comune e impegnati nella realizzazione di una democrazia cosmica.

 “il bambino  è dotato di poteri sconosciuti, che possono guidare l’adulto a un avvenire luminoso”. M.Montessori

Un solo mondo, un solo uomo, una sola mente.

Anche G.Rodari si muove sulla stessa linea di M. Montessori, quella dell’esperienza, della concretezza e della democrazia; quella della necessità di un cambiamento nella convinzione che solo i bambini abbiano la forza per attuarlo.

La mente è una sola. La sua creatività va coltivata in tutte le direzioni. Le fiabe (ascoltate o inventate) non sono «tutto» quel che serve al bambino. Il libero uso di tutte le possibilità della lingua non rappresenta che una delle direzioni in cui egli può espandersi. Ma «tout se tient», come dicono i francesi.
L’immaginazione del bambino, stimolata a inventare parole, applicherà i suoi strumenti su tutti i tratti dell’esperienza che sfideranno il suo intervento creativo. Le fiabe servono alla matematica come la matematica serve alle fiabe. Servono alla poesia, alla musica, all’utopia, all’impegno politico: insomma, all’uomo intero, e non solo al fantasticatore. Servono proprio perché, in apparenza, non servono a niente: come la poesia e la musica, come il teatro o lo sport (se non diventano un affare). 
La grammatica della fantasia,G.Rodari

Strisce matematiche

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Il gioco è il lavoro del bambino
 Maria Montessori 

Quella delle strisce matematiche è stata una “prova” nata dall‘interesse che i bambini mostravano per i personaggi preferiti; personaggi di film di animazione, di giochi, di supereroi e supereroine, di fumetti o libri.

Ho preparato delle strisce con l’immagine del personaggio in testa e sotto una serie di esercizi matematici di diverso tipo: tabelline, operazioni, problemi, maggiore/minore/uguale, doppio/metà…

La prova ha funzionato ed i bambini, tenendo conto delle strisce fatte, prendono il barattolo, scelgono il personaggio e si mettono autonomamente al lavoro scambiandosele appena terminate.

Quasi come con le figurine…

Oggi le strisce sono tante, come tanti sono gli interessi.

I bambini e le bambine scelgono le strisce una dopo l’altra esercitandosi in autonomia e con piacere.

Ma non solo.

Ho portato in classe le prime strisce matematiche l’anno scorso e ancora oggi, in base ai nuovi personaggi che via via si aggiungono a quelli precedentemente conosciuti, i bambini e le bambine mi chiedono nuove strisce…

Ovviamente gli esercizi variano in base a ciò che vado presentando o proponendo, ma l’entusiasmo rimane lo stesso.

Avrei potuto predisporre serie analoghe di esercizi, ma sicuramente non avrebbero sortito il solito effetto né generato altrettanto entusiasmo…

Legumi o cereali?

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Un viaggio tutto esperenziale alla scoperta di caratteristiche e differenze.

Un viaggio che parte direttamente dalla terra e dalle mani: terra che accoglie, mano che semina.

E dalla semina al raccolto in un ciclo infinito.

La nostra esperienza si è conclusa in mondo conviviale con la realizzazione di un piatto a base di legumi in un improvvisato laboratorio di cucina allestito all’interno della classe.

Le suggestioni, oltre a quelle offerte dalla natura e dai suoi elementi sono state molte; dalla mitologia all’arte, alla scrittura creativa con acrostici e giochi di parole.

Legumi o cerali? Sono sempre molte le incertezze.

Una e certa la risposta: vedere e toccare.

Baccelli e spighe sui banchi.

Baccelli, legumi; spighe, cereali.

Basta osservare; caratteristiche e differenze si palesano in modo naturale.

Fave e piselli di stagione, spighe essiccate.

Osservando i baccelli le differenze emerse sono state molte.

Grandi, piccoli, lunghi, corti, rigonfi, schiacciati, sottili e spessi….

Differenze e aggettivi, niente di più concreto.

I bambini hanno fatto ricerche e trovato molte altre leguminacee i cui baccelli non erano sui banchi: fagioli (di tantissimi tipi), lenticchie (pure), fave, lupini, piselli, ceci…

Abbiamo sgranato i legumi freschi e assaggiato piselli e fave; abbiamo sbucciato i lupini in salamoia e assaggiato anche quelli.

Abbiamo poi aperto confezioni con mix diversi di legumi e cereali e li abbiamo sussidivisi isolando ogni volta caratteristiche diverse: legumi/ cereali, colore, forma, grandezza.

Abbiamo tenuto da parte un po’ di ceci, lenticchie, fagioli e piselli e li abbiamo seminati.

I germogli sono spuntati in pochissimi giorni e in un paio di settimane poco più avevamo le pianticelle pronte per essere trapiantate.

Abbiamo osservato attentamente le radici e abbiamo provveduto a trapiantare e sostenere le fragile pianticelle legandole a bastoncini di legno.

Con il resto, abbiamo deciso di inventare una ricetta tutta nostra fatta con i legumi e alcuni ortaggi.

Abbiamo riflettuto sul nome da dare alla nostra ricetta e abbiamo pensato che doveva essere una sinfonia.

Forse suggestionati dal percorso musicale, i bambini hanno pensato a strumenti diversi che con le loro voci generano qualcosa di ancora più diverso e completo: una sinfonia.

Sinfonia di legumi:

Prima di cimentarci nel nostro laboratorio di cucina, abbiamo raccolto le erbe aromatiche nell’aiuola della scuola.

Le abbiamo osservate e odorate con attenzione, poi abbiamo provato a discriminarle solo in base al loro profumo.

Abbiamo colto l’occasione per osservare anche le foglie riconoscendone margine e forma.

Abbiamo disposto gli ingredienti sul tavolo e abbiamo iniziato un grande lavoro di squadra:

sgranare, affettare, sfilare, tritare, sbucciare, mescolare, salare, condire, servire e…assaggiare.

Azioni e verbi…niente di più concreto!

Insieme abbiamo realizzato la nostra ricetta e condiviso il nostro piatto; davvero una grande soddisfazione per tutti!

Attività in classe

Oltre alle attività legate alla realizzazione del piatto, tra i materiali a disposizione c’erano anche quelli legati allo studio dei legumi e dei cereali:

  • un materiale per conoscere e scoprire le caratteristiche di quelli più utilizzati
  • il mito di Cerere e Proserpina con attività di approfondimento
  • le immagini del “Ratto di Proserpina” del Bernini con attività legate alla “lettura” del bellissimo gruppo scultoreo

Il bambino è maestro

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Il bambino guidato da un maestro interiore, lavora infaticabilmente in gioia e felicità, secondo un preciso programma
M. Montessori

Attività in classe- problemi ed esercitazioni

Solitamente in classe raccolgo i problemi in scatole.

Ci sono scatole con problemi di un solo tipo o con problemi misti

Le scatole possono contenere gruppi di problemi o problemi singoli.

Ogni alunno sceglie liberamente l’attività da svolgere e utilizza, se necessario, il materiale concreto a disposizione per procedere alla soluzione o per verificarne il risultato.

Ognuno sa quale è l’attività su cui deve lavorare ed esercitarsi senza che sia l’insegnante a dirglielo.

I bambini procedono responsabilmente e in modo autonomo nella scelta del materiale e possono lavorare in coppia o nel piccolo gruppo, se decidono di farlo.

Proposta di problemi:

problemi in due tempi, con le frazioni con le quattro operazioni.

Parole per scrivere sognare e raccontare, ma anche per giocare, ridere e scherzare

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Il limerick da Edward Lear a G.Rodari

Parole.

Parole ricche di significati, di suoni, ricordi ed emozioni.

O ancora:

parole con significato senza suono,

o con un bel suono senza alcun significato;

parole logicamente concatenate

o parole messe insieme senza senso.

Dipende solo da quello che vogliamo fare.

E, se si ha voglia di giocare, con le parole potremmo non smettere mai!

Se si danno ai bambini gli strumenti e le occasioni per farlo, le parole diventano davvero un modo autonomamente ricercato per giocare.

Basta scegliere una regola, come per ogni gioco che si rispetti e cominciare a divertirsi!

I bambini ci seguiranno entusiasti e sapranno sicuramente sorprenderci.

Qualche esempio?

Potremmo proporre loro di giocare con i tautogrammi, gli acrostici, gli anagrammi, i lipogrammi e, perchè no, con i limerick.

Il limerick è una struttura poetica ideata a metà dell’Ottocento da Edward Lear, pittore naturalista e insegnante di disegno della regina Vittoria, autore delle 109 brevi poesie che sono diventate il modello di questo minuscolo genere letterario.

Edward Lear

Il limerick è un particolare “nonsense” il cui scopo è di far ridere e divertire; un piccolo componimento, buffo e, ovviamente, surreale. 

Fra gli autori italiani di Limerick, il più famoso è sicuramente Gianni Rodari che, ne “La grammatica della fantasia” ha indicato le modalità per creare i limerick.

Disegno con dedica realizzato da Rodari per l’amico L.Cerruti e divenuto poi la copertina di “Rodari le parole animate”

Ancora una volta, come per il binomio fantastico, Rodari suggerisce di partire scegliendo due parole che siano in rima tra di loro, ma appartenenti a campi semantici molto diversi.

Ascoltare le parole scelte , ripeterne il suono, lasciarsi suggestionare e trasportare, immaginare le cose più strane…finché una scintilla non accenda la prima idea per dare vita alla poesia.

Attività in classe

Scrivere limerick:

Il limerick; presentazione per LIM

Piccola guida alla scrittura di limerick

Dalle frazioni ai numeri decimali

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La tavola gialla dei numeri decimali di M.Montessori

La Tavola dei Numeri Decimali è utilizzata per introdurre il bambino alla formazione del numero decimale e per eseguire le operazioni di addizione, sottrazione e moltiplicazione con i numeri decimali e interi.

la tavola è suddivisa in 13 colonne; al centro si trova la colonna delle unità, a sinistra le gerarchie superiori e a destra i numeri decimali.

La prima presentazione della tavola può essere abbinata al materiale delle frazioni.

L’utilizzo della tavola facilita la comprensione della composizione del numero nella parte intera e decimale, la trasposizione in cifre del numero in lettere e la lettura del numero in cifre comprensivo della parte decimale, l’incolonnamento e il cambio di gerarchia.

La tavola è utilizzata per eseguire le operazioni di addizione, sottrazione e moltiplicazione con i numeri decimali e interi.

Una tavola per lavorare in modo concreto e operativo con numeri interi e decimali generando consapevolezza e connessioni.

Attività in classe

video tutorial per la costruzione della tavola con materiale di recupero e presentazione dell’utilizzo.

La tavola può anche essere semplicemente realizzata con cartoncino giallo o altro materiale a disposizione.

Descrivere e osservare- osservare per descrivere

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Osservare e descrivere sono due aspetti indissolubili nel lavoro di scrittura.

Descrivere è prima di tutto osservare e quindi educare ad osservare è sicuramente il primo passo da fare.

Osservare non è guardare in modo sfuggevole e veloce.

Osservare è soffermarsi e sostare a lungo sulle cose; è porsi domande e uscire da quella pericolosa girandola di stimoli che non permette alcun esercizio di riflessione.

Osservare è andare in profondità dentro le cose, lasciandoci guidare dai nostri sensi e dal nostro corpo per rinnovare ogni volta lo stupore di qualcosa che ci era immancabilmente sfuggito….

Pensiamo semplicemente ad un frutto.

Per osservarlo non possiamo solo guardarlo; dobbiamo soffermarci sulle sue caratteristiche, una ad una, e per farlo dovremmo necessariamente toccarlo, scuoterlo, tagliarlo, annusarlo, assaggiarlo…

Tutti i sensi saranno all’opera e la mente organizzerà in modo sistematico le informazioni ricevute arricchendo schemi e strutture di nuove conoscenze fatte anche di odori, profumi, sensazioni e colori.

Maria Montessori ha legato in modo indissolubile il coinvolgimento sensoriale all’esperienza concreta non in modo casuale, ma organizzato e finalizzato alla scoperta autonoma .

Osservazione dunque non come atto fine a se stesso, ma legato al percorso di conoscenza e scoperta e, in quanto tale, personale e unico, come unico è tutto ciò che riguarda l’uomo nella sua straordinaria diversità, emotiva, percettiva e sensoriale.

Osservare e soffermarsi per descrivere, proprio come Julio Cortàzar fa con una goccia d’acqua.

Una giornata di pioggia e una goccia d’acqua, una delle tante, tantissime, e in quella piccolissima goccia d’acqua, un mondo; un mondo fatto di dettagli oggettivi, ma anche interpretativi e assolutamente personali:

“Non so come dire, guarda, è terribile questa pioggia. Piove continuamente, fuori fitto e grigio, qui contro i vetri del balcone a goccioloni grevi e duri, che fanno plaf e si schiacciano come schiaffi uno dopo l’altro, che noia. Ecco una gocciolina alta sul riquadro della finestra, un attimo vibra contro il cielo che la scheggia in mille luccichii spenti, cresce s’ingrossa barcolla, cadrà non cadrà, non è ancora caduta. Si afferra con tutte le unghie, non vuole cadere e si vede che si aggrappa con i denti mentre le si gonfia la pancia, è ormai una gocciolona che pende maestosa e, di colpo, zup giù, plaf, disfatta, niente, una viscosità sul marmo.”

( Le gocce, tratto da Storie di Cronopios e di Famas)

Per i bambini la natura e tutto ciò che desta curiosità, saranno sicuramente gli ambiti privilegiati di osservazione proprio perché necessariamente legati all’esplorazione corporea e sensoriale.

Passo dopo passo, la descrizione prenderà forma come parte conclusiva del percorso osservativo, deputata alla sistematizzazione e alla riorganizzazione delle informazioni raccolte.

Osservazione e descrizione diventeranno così parte di un unico processo che, attraverso le percezioni sensoriali, procede dall’esterno verso l’interno e poi di nuovo verso l’esterno, in un circolo virtuoso che si arricchisce di significati creativi e sempre nuovi .

Attività per la classe: materiale per la descrizione- supereroi e supereroine

– descrizioni d’autore, due proposte di lettura: Michael Ende e Roald Dahal

-materiale per la descrizione: il materiale rappresenta una guida per la descrizione autonoma di personaggi reali o immaginari

-supereroi e supereroine per descrivere divertendosi

Gianni Rodari e il sasso nello stagno

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“Un sasso gettato in uno stagno suscita onde concentriche che si allargano sulla superficie, coinvolgendo nel loro moto, a distanze diverse, con diversi effetti, la ninfea e la canna, la barchetta di carta e il galleggiante del pescatore… Non diversamente una parola, gettata nella mente a caso, produce onde di superficie e di profondità, provoca una serie infinita di reazioni a catena, coinvolgendo nella sua caduta suoni e immagini, analogie e ricordi, significati e sogni…”

G.Rodari apre “La grammatica della fantasia” con la metafora del sasso gettato nello stagno.

Immobilità e movimento.

Movimento che richiama altro movimento.

Se non si getta i sasso, non vediamo i cerchi susseguirsi e ingrandirsi.

Se non si getta il sasso perdiamo opportunità, motivazioni, spinte al fare e al pensare…

Gettiamo sassi.

Grandi e piccoli.

A scuola, a casa, ovunque.

Dobbiamo lanciare sassi perché le cose accadano, anche quelle che sembrano più lontane e inafferrabili.

 Uno e sette, Gianni Rodari

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Una storia per parlare di uguaglianza e diversità, solidarietà e pace

Uno e sette”  racconta la storia di sette bambini.

Sette bambini diversi.

Diverse le nazionalità, diversi i nomi, diversi i papà.

Diversa la pelle, diversi i capelli e diversa la lingua.

Uno e sette, sette e uno perché “erano tutti lo stesso bambino e ridevano nella stessa lingua“.

Ieri sette bambini, un solo bambino

oggi sette uomini, un solo uomo

…e un solo uomo può forse farsi la guerra?

Uno e sette

Ho conosciuto un bambino che era sette bambini. Abitava a Roma, si chiamava Paolo e suo padre era un tranviere. Però abitava anche a Parigi, si chiamava Jean e suo padre lavorava in una fabbrica di automobili. Però abitava anche a Berlino, e lassù si chiamava Kurt, e suo padre era un professore di violoncello.

Però abitava anche a Mosca, si chiamava Juri, come Gagarin, e suo padre faceva il muratore e studiava matematica. Però abitava anche a Nuova York, si chiamava Jimmy e suo padre aveva un distributore di benzina. 

Quanti ne ho detti? Cinque. Ne mancano due: uno si chiamava Ciù, viveva a Shanghai e suo padre era un pescatore; l’ultimo si chiamava Pablo, viveva a Buenos Aires e suo padre faceva l’imbianchino.

Paolo, Jean, Kurt, Juri, Jimmy, Ciù e Pablo erano sette, ma erano sempre lo stesso bambino che aveva otto anni, sapeva già leggere e scrivere e andava in bicicletta senza appoggiare le mani sul manubrio.

Paolo era bruno, Jean biondo, e Kurt castano, ma erano lo stesso bambino. Juri aveva la pelle bianca, Ciù la pelle gialla, ma erano lo stesso bambino. Pablo andava al cinema in spagnolo e Jimmy in inglese, ma erano lo stesso bambino, e ridevano nella stessa lingua.

Ora sono cresciuti tutti e sette, e non potranno più farsi la guerra, perché tutti e sette sono un solo uomo.
(da Favole al telefono, di Gianni Rodari)

Pasqua “La pace inizia con un sorriso”

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Si augura sempre quello che non c’è, quello che si spera e quello che si desidera.

E cosa desiderare oggi, se non la pace?

Parlare di pace e di come farsi veri costruttori di pace è compito di tutti.

Anche stamani abbiamo parlato di pace, ma lo abbiamo fatto in un modo diverso.

Abbiamo scelto di parlare di Madre Teresa di Calcutta.

Abbiamo parlato della sua vita, della sua lotta, della sua forza e dei suoi messaggi di pace e amore.

Ne abbiamo letti un po’ e ci siamo soffermati su uno in particolare:

Non ricorriamo a bombe e cannoni per conquistare il mondo.
Ricorriamo all’amo­re e alla compassione.
La pace inizia con un sorri­so.
Sorridete cinque volte al giorno a qualcuno cui in realtà non avreste la minima intenzione di sor­ridere.
Fatelo per la pace.

Abbiamo letto, commentato, scandagliato e assaporato le parole, una ad una, concretizzandole con le singole e collettive esperienze.

Infine, bambini e bambine, hanno concordato che quelle parole sono proprio vere, perché è vero che “per fare pace ci si sorride”…

Abbiamo pensato anche di fare un messaggio più breve, quasi uno slogan perché potesse ben rimanere impresso

La pace inizia con un sorriso.

Sorridi!

“Ed ora bisognerebbe stamparlo!”

“Farne tante copie per tutti!”

Stampare…

La parola “stampare” è stata oggetto di ricerca.

Cosa si stampa e come si stampa?

I bambini sono andati alla ricerca delle differenze fra ieri e oggi, ricordando anche cose già dette, scoperte e sperimentate.

Sono ritornati in gioco i monaci e i manoscritti, gli amanuensi e la loro bravura, le miniature e… Gutemberg.

Tra l’eccitazione generale, abbiamo sperimentato un procedimento di stampa, semplice ma estremamente efficace, come? con l’Adigraf.

Su una matrice di linoleum abbiamo disegnato una colomba stilizzata e, successivamente, la abbiamo incisa con sgorbie di diverse misure.

Scritti i messaggi, i bambini erano pronti per stampare.

É stato sufficiente preparare il colore nella tonalità desiderata, inchiostrare il rullo e farlo passare sulla matrice, appoggiare il foglio, premere e… scoprire la magia della stampa.

Un vero grido di meraviglia…

Ed ora non resta che sperare che la pace prenda il volo!

Spolette dei colori per educare il senso visivo alla discriminazione cromatica

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Le spolette offrono ai bambini la possibilità di familiarizzare con il mondo colori mettendo ordine a ciò che la mente assorbente va acquisendo in maniera spontanea e naturale.

Le informazioni “assorbite” necessitano di essere ordinate perché il bambino possa davvero farle proprie passando da un approccio puramente sensoriale ad un approccio, sempre sensoriale, ma caratterizzato da un ordine ben preciso.

Proprio questo è il principio di fondo su cui poggia tutta l’educazione sensoriale di M.Montessori.

Maneggiare le spolette richiede cura, così come ordinarle seguendo la gradazione dei colori.

Le scatole delle spolette sono tre: la prima serie contiene tre coppie di spolette dei tre colori primari – blu, rosso e giallo – per un totale di sei elementi; la seconda contiene undici coppie di spolette – i tre colori primari più altri – per un totale di ventidue elementi; la terza contiene sessantatré spolette – sette spolette di varia tonalità per ogni colore.

Maneggiando le spolette dei colori, poco a poco, i bambini allenano l’occhio a cogliere differenze a riconoscere e diversificare.

Originariamente le spolette fatte realizzare da M.Montessori non erano come quelle che conosciamo oggi: erano fatte con finissimi fili di seta colorata avvolti intorno a piccole bobine di legno.

In quel caso per maneggiare le spolette il bambino doveva mettere in gioco cura, attenzione e concentrazione sia per non smuovere il filo che per non sporcarlo.

La delicatezza della seta e la sua scarsa resistenza nel tempo, hanno poi indotto ad una modifica del materiale originario che è divenuto così come oggi lo conosciamo.

La nomenclatura dei colori, anche quella più fine e particolareggiata, può accompagnare, in epoche successive a quelle della prima presentazione, le singole spolette dando concretezza ai nomi.

Attività in classe: colori primari e secondari

Il libro dei perché-Gianni Rodari

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Prima ancora di imparare a parlare, l’uomo doveva avere nella testa un gran punto interrogativo   (Gianni Rodari )

“Il libro dei perché” – Rodari giornalista, poeta e narratore

Il libro nasce dalla fortunatissima rubrica curata da Gianni Rodari negli anni 50 su “L’Unità”.
Nella rubrica, dedicata ai piccoli lettori, Rodari rispondeva ai quesiti dei bambini.

Le risposte erano in prosa, ma Rodari non si limitava semplicemente a questo: nella sua mente, quesito e risposta, diventavano scintille creative per una nuova poesia in grado di portare il lettore ben oltre il quesito originario.

Attraverso le risposte date ai tanti perché, Rodari apre dunque nuovi e fantastici scenari in grado di trasformarsi a loro volta in qualcosa di diverso innescando meccanismi virtuosi generatori di costante cambiamento.

Perché dopo perché, la narrazione fantastica di Gianni Rodari ispira nuove, infinite possibili narrazioni i.

Leggendo le sue risposte, si ha dapprima la sensazione di percorrere una strada sconosciuta, ma simile a tante altre belle strade percorse, poi, andando avanti, la piccola strada, con una forza dirompente, apre grandi brecce e rompe schemi e barriere.

Razionalità, fantasia e poesia diventano gli elementi portanti di una nuova chiave di lettura rispetto a ciò che ci circonda; una nuova visione del mondo, vivace e ironico in grado di far riflettere e ammaliare piccoli e grandi lettori.

Le risposte di Rodari non sono né scientifiche e né fantastiche.

Sono semplicemente “altro” ; altro rispetto a qualsiasi risposta immaginabile o immaginata.

Proposte di attività per la classe: