La matematica che nasce dalle cose
Tre perle rosa.
Quattro perle gialle.
Cinque perle azzurre.
Ogni bastoncino rende concreta e osservabile una quantità, prima ancora che il bambino sappia leggerne il nome o riconoscerne il simbolo. Può contare le perle, confrontare i bastoncini, accorgersi che uno è più lungo dell’altro, riconoscere una quantità già incontrata.
Poi quella quantità prende un nome: tre, quattro, cinque.
E quel nome può essere associato a un simbolo numerico: 3, 4, 5.
È un passaggio apparentemente semplice, ma racchiude qualcosa di importante nell’apprendimento: l’incontro tra quantità, parola e simbolo.
È da qui che può iniziare la scoperta dei numeri da 1 a 20.
Prima del numero scritto c’è una quantità
Quando diciamo «tre», il bambino può limitarsi a ripetere una parola della successione numerica. Ma quando davanti a lui ci sono tre perle, quella parola può riferirsi finalmente a qualcosa che ha osservato e contato.
Il bastoncino di tre perle non è un’illustrazione astratta della quantità: la rende concreta e osservabile.
Il bambino può percorrere le perle una a una e arrivare a riconoscere che sono tre; può poi incontrare la parola tre e il simbolo 3.
In questo modo il segno scritto non rimane un’icona isolata o una forma da memorizzare, ma può rappresentare un’esperienza che il bambino ha già incontrato.
È questo il valore della nomenclatura: mettere in relazione ciò che il bambino osserva con il nome che lo identifica e con il segno che lo rappresenta.
La matematica comincia così a costruire il proprio linguaggio.

Poi arriva il dieci: vedere la struttura del numero
Con i numeri fino a 10 il bambino esplora quantità distinte.
Arrivato al dieci, il materiale introduce una possibilità nuova: il bastoncino dorato, che rappresenta una decina.
Quando si prosegue oltre, la decina non scompare.
Per formare 15, il bambino può affiancare al bastoncino dorato del 10 quello azzurro da 5.
Dieci più cinque. 15.
Non è necessario partire dalla definizione teorica di decina e unità: il bambino può vederne concretamente la composizione prima ancora di doverla verbalizzare.
Il numero 15 non è soltanto «ciò che viene dopo il 14»: è una quantità che può essere composta, osservata e nuovamente scomposta.
Il materiale non parla al posto dell’adulto, ma offre al bambino un’evidenza visiva e tattile dalla quale partire per costruire una comprensione.
Quando la matematica esce dal tavolo
La nomenclatura diventa ancora più interessante quando la matematica non rimane confinata al tavolo di lavoro.
Per questo il percorso comprende anche una striscia numerica murale, con le grandi perle dei numeri e i relativi simboli.
Appesa alla parete, la striscia rende la successione numerica una presenza quotidiana: i numeri sono visibili, ordinati e disponibili allo sguardo.
Ma può anche essere srotolata a terra.
I bambini possono ricostruirla, cercando la successione e osservando come cambiano le quantità da un numero all’altro.
E, a un certo punto, il numero può tornare alle cose.
Sul 3, per esempio, si possono invitare i bambini a cercare nell’ambiente tre oggetti.
Sul 5, cinque oggetti.
Sul 10, dieci.
Il bambino legge il simbolo, ne riconosce il significato e va alla ricerca della quantità corrispondente.
La matematica si apre così al mondo reale: dal simbolo alla quantità, dalla quantità nuovamente al simbolo.
Un percorso integrato da 1 a 20
In un momento successivo, la sequenza può essere nuovamente ricomposta in ordine.
I bambini possono cercare quale numero viene prima, quale viene dopo, dove collocare una quantità, come cambia il numero passando da un’unità all’altra.
La scala dei numeri permette di rendere concreto questo passaggio; la piramide dei numeri, con la base di dieci e la punta di uno, offre un’altra possibilità per osservare e organizzare le quantità.
Anche le parole accompagnano progressivamente l’esperienza: unità, decina, numero, quantità, precedente, successivodiventano strumenti per nominare con maggiore precisione ciò che il bambino sta osservando e facendo.
L’obiettivo della nomenclatura dei numeri da 1 a 20 non è quindi trasmettere una nozione, ma aiutare il bambino a costruire relazioni stabili tra ciò che vede, ciò che dice e ciò che scrive.
Ed è proprio questa relazione a rendere la matematica accessibile: non perché venga semplificata, ma perché può essere incontrata concretamente.
Una matematica che nasce dalle cose
Una matematica che nasce dalle cose non è una matematica destinata a rimanere per sempre legata al materiale concreto.
Il materiale può essere un punto di partenza.
Qualcosa che il bambino può osservare, manipolare, contare, confrontare.
Poi nominare.
Rappresentare.
E, progressivamente, arrivare a pensare anche quando il materiale non è più davanti ai suoi occhi.
Il concreto non è il contrario dell’astratto.
Può essere una delle strade che conducono verso l’astrazione.
Una decina può essere vista.
Cinque unità possono essere aggiunte.
Quindici può essere costruito.
La successione può essere percorsa.
Una quantità può essere cercata nell’ambiente.
E il simbolo può tornare a rimandare a quella quantità.
È questo movimento che rende significativo il percorso: dalle cose al pensiero e dal pensiero, quando serve, nuovamente alle cose.
Prova il percorso con la Striscia numerica murale
Per sperimentare concretamente questo approccio in classe o a casa, la Striscia numerica murale è disponibile gratuitamente, fino al 30 settembre.
Può essere appesa alla parete oppure utilizzata a terra per costruire la successione dei numeri e proporre ai bambini attività di ricerca, osservazione e associazione tra simbolo e quantità.
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Per chi desidera approfondire il percorso, è disponibile invece il materiale completo Le perle dei numeri, pensato per accompagnare il bambino nella scoperta dei numeri da 1 a 20 attraverso nomenclature, perle, decine, scala numerica, piramide dei numeri e attività concrete.
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Dal vedere al comprendere: un filo che attraversa anche la lingua
Questa attenzione alle relazioni concrete e osservabili non riguarda soltanto la matematica.
Anche nel lavoro sulla lingua è importante creare occasioni nelle quali ciò che il bambino deve comprendere possa prima essere incontrato, osservato e riconosciuto.
In La grammatica? Una favola!, per esempio, le parti del discorso non vengono presentate soltanto attraverso definizioni da ricordare.
La Favola delle Parti del Discorso di Maria Montessori le trasforma in personaggi, immagini e relazioni. Il bambino può così incontrare il nome, l’articolo, l’aggettivo, il pronome, il verbo e le altre parti del discorso dentro una storia, per poi ritrovarle nel lavoro sulla lingua.
Il Pack operativo digitale che accompagna il libro permette di proseguire questo percorso attraverso nomenclature, frasi, simboli e attività di analisi.
Nell’ortografia, I segreti delle parole porta invece lo sguardo dentro le parole, alla ricerca di regolarità e indizi che possono aiutare il bambino a comprendere ciò che sta osservando e a scrivere con maggiore consapevolezza.
Non sono percorsi uguali.
Ma il principio che li attraversa è simile: ciò che possiamo osservare e sperimentare direttamente può diventare una base concreta per comprendere.























