
La fine dell’estate è un tempo di attesa.
Per i bambini, per i genitori, per gli insegnanti.
Un tempo in cui possiamo ancora lasciare spazio a ciò che verrà.
Agosto sta finendo. Per qualcuno la scuola è ancora lontana. Per qualcun altro è già cominciata, almeno nella testa.
Gli insegnanti iniziano a pensare alla classe, ai materiali, alle attività, ai progetti. I genitori cominciano a parlare del nuovo anno.
I bambini, invece, forse stanno ancora vivendo gli ultimi giorni d’estate.
E forse è proprio questo piccolo spazio sospeso che dovremmo proteggere.
Prima di preparare ciò che faremo a scuola, possiamo preparare il modo in cui guarderemo i bambini che arriveranno.
Siamo sicuri che debbano essere già pronti?
Quando si avvicina settembre, è facile pensare alla scuola come a qualcosa per cui bisogna prepararsi.
Ripassare.
Riprendere i ritmi.
Organizzarsi.
Ricordarsi ciò che si è imparato.
Ma un bambino non torna a scuola esattamente uguale a come ne è uscito.
Durante l’estate può essere cambiato qualcosa.
Può essere cresciuto, aver scoperto un nuovo interesse, aver fatto un incontro importante, aver imparato qualcosa senza che nessuno glielo abbia insegnato.
Può avere voglia di raccontare. Oppure può avere bisogno di non raccontare proprio nulla.
Può tornare pieno di entusiasmo oppure avere bisogno di qualche giorno per ritrovare i propri ritmi.
E va bene così. Non abbiamo bisogno di bambini già pronti.
Abbiamo bisogno di un ambiente pronto ad accoglierli.
Preparare l’ambiente prima di preparare le attività
È una delle idee che più profondamente appartengono alla pedagogia montessoriana.
Preparare la scuola non significa soltanto predisporre materiali, organizzare gli spazi o programmare le prime attività. Significa chiedersi: Che cosa incontrerà il bambino quando entrerà? Troverà un ambiente ordinato, leggibile, curato? Ci saranno materiali che invitano a fare, osservare, esplorare? Ci sarà qualcosa che potrà scegliere? Ci sarà qualcosa che non gli verrà spiegato immediatamente? Perché un ambiente preparato non è un ambiente che ha già previsto tutto.
È un ambiente che lascia spazio all’incontro.
E forse, proprio per questo, non dovrebbe essere completamente riempito.
Lasciare qualcosa da scoprire
A noi adulti piace spiegare. Prepariamo cartelloni, consegne, attività, istruzioni. Cerchiamo di anticipare ciò che succederà.
Ma la meraviglia ha bisogno di un piccolo spazio vuoto.
Un oggetto che non conosciamo ancora.
Una storia che non sappiamo dove ci porterà.
Una domanda senza risposta immediata.
Un materiale che invita a essere toccato, osservato, esplorato.
Non dire tutto. Non mostrare tutto. Non spiegare tutto.
A volte il gesto pedagogico più efficace è semplicemente mettere qualcosa nell’ambiente e aspettare.
Aspettare che un bambino si avvicini. Che osservi. Che faccia una domanda. Che provi.
Che trovi una risposta diversa da quella che avevamo immaginato.
Anche l’insegnante torna a scuola per scoprire
Ogni settembre pensiamo di conoscere già i bambini che incontreremo.
Eppure non li conosciamo mai completamente…conosciamo il bambino dello scorso anno.
Quello che ritroveremo a settembre porterà con sé un’estate, esperienze che non abbiamo visto, pensieri che non conosciamo, nuove curiosità.
Anche quando la classe è già conosciuta, qualcosa è cambiato.
Per questo una delle domande con cui potremmo tornare a scuola non è: “Che cosa farò fare loro?” ma: “Che cosa scoprirai di loro quest’anno?”
È una domanda semplice, ma cambia lo sguardo.
Ci mette in una posizione di ascolto. Ci ricorda che educare non significa soltanto accompagnare un bambino verso ciò che abbiamo programmato. Significa anche essere disponibili a incontrare ciò che ancora non avevamo previsto.
E se la meraviglia diventasse un filo dell’anno?
La meraviglia non è soltanto qualcosa che accade davanti a un fenomeno straordinario.
Può nascere da una parola. Da un numero. Da una foglia raccolta in giardino. Da una domanda. Da un errore. Da un dettaglio che ieri non avevamo notato.
Educare alla meraviglia significa, prima di tutto, educare lo sguardo.
Aiutare i bambini a fermarsi. A osservare. A chiedersi perché? A cercare.
A non accontentarsi della prima risposta. A scoprire che il mondo è molto più grande di quello che già conosciamo.
Cacciatori di Meraviglie – Piccole missioni per ricominciare a guardare.
Nel video troverete un invito rivolto direttamente ai bambini: non una spiegazione, ma un atteggiamento da esplorare insieme attraverso piccole “missioni” per gli occhi, per le orecchie e per la curiosità.
Potete guardarlo insieme prima di uscire in giardino, o lasciarlo come stimolo per aprire una discussione in cerchio e iniziare a costruire il vostro “Museo delle Meraviglie”.
E ai genitori cosa possiamo dire?
Forse, nei giorni che precedono la scuola, possiamo evitare di chiedere continuamente: “Sei pronto?” E provare invece a dire: “Chissà cosa scoprirai quest’anno.”
Sono parole molto diverse. La prima contiene un’attesa. La seconda apre una possibilità.
Non parla soltanto di compiti, voti, impegno o risultati.
Parla di curiosità. E restituisce al bambino qualcosa di prezioso: la possibilità di entrare nel nuovo anno senza sapere ancora tutto ciò che lo aspetta.
Il primo giorno non deve contenere tutto
Forse non è necessario che il primo giorno sia pieno.
Non deve necessariamente contenere giochi, attività, presentazioni, schede, regole e spiegazioni.
Può essere lento. Può esserci un tempo per guardarsi intorno. Un tempo per ascoltare. Un gesto inatteso. Una storia. Un materiale. Una piccola sorpresa.
Qualcosa che faccia pensare: “Qui c’è qualcosa che voglio scoprire.” Perché il primo giorno non deve dimostrare quanto sarà ricco l’anno.
Deve soltanto aprire una porta.
Prima della campanella
L’estate finisce sempre un po’ prima per gli adulti.
Noi cominciamo a preparare settembre mentre i bambini stanno ancora vivendo agosto. Forse possiamo concedere a tutti qualche giorno di attesa. E poi entrare a scuola con un ambiente preparato, materiali scelti con cura, un progetto.
Ma soprattutto con uno sguardo disponibile a lasciarsi sorprendere.
Perché una nuova scuola non comincia soltanto quando suona la campanella. Comincia quando qualcuno si mette in attesa di scoprire qualcosa che ancora non conosce.
E forse questo è il modo più bello per cominciare un nuovo anno scolastico: non con tutte le risposte, ma con una domanda.
Che cosa meravigliosa incontreremo, quest’anno?
Una proposta per ri-cominciare
L’ALBERO DELLE MERAVIGLIE Una storia a tre finali, tra immaginazione, meraviglia e creatività
Una storia da aprire, cambiare, continuare. Pensata per l’accoglienza, ma non soltanto per l’accoglienza: può essere proposta in qualsiasi momento dell’anno, ogni volta che si desidera aprire uno spazio all’immaginazione, alla scelta e alla creatività.
Perché una storia non deve necessariamente avere una sola strada. Può avere tre finali. Può essere cambiata. Può essere continuata. E, proprio come un albero, può aprire tanti rami diversi.
E dopo la meraviglia, anche le parole possono diventare una scoperta
C’è un altro percorso che può accompagnare i bambini nel loro incontro con la scuola e con gli apprendimenti: quello della grammatica.
E anche qui possiamo scegliere di non cominciare dalle definizioni, dalle regole e dalle schede, ma da una storia.
La grammatica? Una favola
Dalla favola di Maria Montessori all’esplorazione delle parole
Il percorso parte dall’albo illustrato La grammatica? Una favola!, che porta nella classe la Favola delle parti del discorso di Maria Montessori attraverso la narrazione e le immagini.
Da qui prende avvio un percorso di scoperta: i bambini incontrano le parole, ne osservano le caratteristiche, le riconoscono, le confrontano e, passo dopo passo, arrivano a comprenderne la funzione.
A disposizione c’è un Pack ricchissimo di materiali, pensato per accompagnare e ampliare il lavoro a partire dalla storia:
- materiali per la prima scoperta delle parti del discorso;
- nomenclature Montessori;
- simboli e nomi delle nove categorie grammaticali;
- carte per l’arricchimento e l’approfondimento;
- attività ed esercizi;
- frasi per l’analisi grammaticale;
- mappe e materiali di sintesi;
- strumenti per proseguire il lavoro in modo graduale.
Un percorso pensato per essere iniziato già dalla classe prima e accompagnare i bambini fino alla classe terza, tornando più volte sugli stessi concetti con livelli di approfondimento diversi.
Perché la grammatica può cominciare come una favola.
E poi, lentamente, trasformarsi in una scoperta sempre più consapevole delle parole e della lingua.
Scopri l’albo illustrato e il Pack di materiali per iniziare e proseguire il percorso.






























