Dove il passo rallenta; una riflessione educativa sulla memoria

by

Ci sono ricorrenze che non chiedono spiegazioni forti, ma presenza.
La Giornata della Memoria è una di queste.

Fermarsi per ricordare non è mai un gesto scontato.
Nel metodo Montessori la memoria non è solo una raccolta di informazioni, ma coscienza: una coscienza che si sviluppa gradualmente e che si scopre nel gesto di riconoscere l’altro, di osservare, riflettere e assumersi responsabilità per il presente.

Non si tratta di schierarsi, né di semplificare la storia.
Si tratta di educare lo sguardo.

Fermarsi è un atto educativo

Ci sono ricordi che non chiedono di essere spiegati, ma osservati.
E storie che non si incontrano nei libri, ma camminando per strada.
Nelle nostre città esistono piccoli segni che invitano a rallentare, come le pietre d’inciampo. Per leggerle è necessario fermarsi, abbassare lo sguardo, interrompere il passo.

È un gesto semplice, ma profondamente educativo, quello che Maria Montessori chiamava educazione al rispetto: rispetto per le persone, per le storie, per la vita umana nella sua unicità.

Ogni pietra racconta una persona, non un numero.
Un nome, una data, una casa.
Una vita interrotta.

Educare alla memoria senza ferire

Parlare di memoria, soprattutto con i bambini, richiede cura e delicatezza.
Non servono immagini forti né racconti drammatici.
Serve un linguaggio vero, essenziale, rispettoso.

Nel metodo Montessori la storia viene proposta come narrazione umana, non mai come lezione morale.
Non si impone un giudizio, si offre uno spazio di riflessione.
Non si chiede di comprendere tutto, ma di sentire che ogni vita ha valore.

La memoria, così intesa, non divide.
Unisce nella consapevolezza.

Una responsabilità quotidiana

La Giornata della Memoria non è solo un giorno sul calendario.
È un invito silenzioso a chiederci:

Educare alla memoria significa educare alla responsabilità delle scelte, grandi e piccole.
Significa ricordare che l’indifferenza è sempre il primo passo da evitare.

Coltivare semi, non risposte

In un tempo complesso, il compito educativo non è fornire risposte definitive, ma seminare domande buone.
Domande che aiutino a crescere persone attente, capaci di empatia, di ascolto e di cura.

La memoria, nel suo significato più profondo, non appartiene al passato.
È un esercizio del presente.

E come ogni esercizio educativo, inizia da un gesto semplice:
fermarsi, osservare, ricordare.


Giornata della memoria; Ricordare per costruire

Immaginate un mondo in cui l’amicizia, la tolleranza e l’amore siano messi alla prova.

Immaginate persone reali, grandi o piccole che siano che, nonostante le difficoltà, le discriminazioni e le crudeltà subite, abbiano mostrato una forza e un coraggio straordinari, tanto straordinari da non poter essere dimenticati. Immaginate ora di viaggiare indietro nel tempo e di incontrare realmente tutte quelle persone che con coraggio hanno affrontato sfide impossibili. Le storie qui raccolte sono tutte realmente accadute.
Ogni storia è il pezzo di un puzzle che, una volta completato, saprà parlare della gentilezza e della resilienza, dell’amore e della fratellanza, della forza e della speranza, ma soprattutto saprà dire quanto ognuno di noi, anche con un solo gesto, possa sempre fare la differenza.

Il ritmo delle stagioni: l’inverno e l’arte dell’attesa

by

Noi non possiamo formare osservatori parlando con i bambini,  ma solo dando loro il potere e i mezzi per osservare, e questi mezzi sono forniti dall’educazione dei sensi.

M.Montessori, Il segreto dell’infanzia, 1936

In un mondo che corre veloce, insegnare ai bambini ad aspettare, ad ascoltare e a prendersi il tempo per osservare diventa un’abilità preziosa; irrinunciabile.

L’inverno è una stagione che spesso passa inosservata ai nostri occhi ormai troppo abituati alla frenesia e alla ricerca di stimoli immediati. Eppure è proprio l’inverno ad offrire un’opportunità straordinaria: sperimentare il valore della pazienza, dell’osservazione e della preparazione silenziosa.

I bambini, se solo viene data loro la possibilità di farlo, sviluppano in modo naturale la capacità di connettersi con ciò che li circonda. La natura, con i suoi ritmi e i suoi cambiamenti, li affascina spontaneamente e li spinge, attraverso l’innata curiosità, a scoprire e osservare il mondo con occhi sempre più attenti e meravigliati.

Il ruolo dell’inverno nell’educazione Montessori

Nel metodo Montessori, il concetto di ciclicità naturale è strettamente legato all’apprendimento. Le stagioni scandiscono il tempo e offrono ai bambini un’esperienza concreta della trasformazione. L’inverno è il momento dell’attesa e della preparazione, e proprio per questo può essere utilizzato per sviluppare :

  • La consapevolezza del tempo: le piante non crescono immediatamente, la neve si scioglie lentamente, la luce ritorna poco a poco; il tempo ha un suo ritmo naturale e non e quel ritmo deve essere rispettato.
  • La pazienza e la cura: prendersi cura di un seme che germoglia, aspettare il ritorno degli animali dal letargo o osservare un paesaggio che cambia, insegna ai bambini che il tempo è prezioso e che ogni fase ha il suo significato.
  • L’osservazione e la scoperta: il paesaggio invernale, apparentemente spoglio, nasconde dettagli affascinanti che possono essere esplorati attraverso esperienze sensoriali e attività pratiche.

Attività per accompagnare i bambini alla scoperta dell’inverno, rendendolo un momento di crescita e consapevolezza.


1. Pianta e aspetta: il germoglio d’inverno

Obiettivo:

Sperimentare la pazienza osservando un seme che germoglia nel tempo.

Materiale necessario:

  • Un barattolo di vetro trasparente
  • Cotone idrofilo o carta assorbente
  • Semi di fagiolo, lenticchia o pisello
  • Acqua
  • Diario di osservazione (facoltativo)

Svolgimento:

  1. Invitare i bambini a bagnare leggermente il cotone e a disporlo sul fondo del barattolo.
  2. Posizionare i semi sopra il cotone, in modo che restino visibili attraverso il vetro.
  3. Collocare il barattolo in un luogo luminoso ma non direttamente esposto al sole.
  4. Ogni giorno, osservare e documentare i cambiamenti: il seme che si gonfia, la prima radice, il germoglio che si allunga. Si può disegnare il processo o scattare foto.
  5. Quando la piantina diventa abbastanza robusta, si può trapiantare in un vasetto con la terra, spiegando che dovrà aspettare la primavera per crescere all’aperto.

Messaggio educativo:

Un’attività per insegnare il valore della pazienza e della cura: il seme ha bisogno di tempo per crescere, proprio come loro. È anche un ottimo esercizio di responsabilità, poiché ogni giorno devono prendersi cura del loro piccolo germoglio.

2.Il sonno della natura: alla scoperta del letargo

Obiettivo:

Comprendere il ritmo naturale degli animali in inverno e il valore del riposo.

Materiale necessario:

  • Immagini o sagome di animali che vanno in letargo (orso, riccio, scoiattolo, pipistrello, rana, ecc.)
  • Fogli e colori per disegnare o ritagliare gli animali
  • Una coperta o un telo marrone/verde
  • Un angolo della stanza da trasformare in “tana”

Svolgimento:

  1. Cosa fanno gli animali in inverno? Quali animali dormono per lunghi periodi?
  2. Mostrare le immagini e raccontare qualche curiosità: sapevi che il cuore della rana può smettere di battere durante il letargo e riprendere in primavera? sapevi che…
  3. Il gioco: dividere la classe in due gruppi-quello degli animali che vanno in letargo e quello della primavera. Creare un angolo-tana e invitare i bambini del primo gruppo a entrare in letargo, immaginando di essere orsi o ricci che dormono silenziosi fino a primavera.
  4. Dopo qualche minuto, il gruppo dei bambini che impersona la primavera, risvegliano gli animali in letargo con i suoni primaverili: i cinguettii, il vento leggero, il ronzio delle api, il ticchettio di una pioggia sottile, il battito d’ali di farfalla…
  5. “Al risveglio”, si chiede ai bambini che sono andati in letargo, cosa hanno provato e se è stato facile stare fermi e “dormire”.
  6. Il disegno di un animale in letargo, la scrittura dei cambiamenti del loro corpo o la scrittura dell’esperienza, completano il gioco.

Messaggio educativo:

Un’attività per insegnare ai bambini che il riposo è essenziale per la crescita e il benessere, proprio come per gli animali in letargo. Quella del letargo è anche una metafora per invitare al rispetto dei tempi e dei ritmi di ognuno.

3.L’albero dell’inverno: arte e pazienza

Obiettivo:

Esprimere la ciclicità della natura attraverso un’attività artistica lenta e stratificata.

Materiale necessario:

  • Cartoncino nero o blu scuro
  • Tempere bianche e marroni
  • Pennelli o spugne
  • Sale fino
  • Colla vinilica
  • Rametti secchi raccolti in natura (facoltativo)

Svolgimento:

  1. Osservazione di un albero spoglio; notare la forma dei rami, il colore della corteccia, l’assenza di foglie.
  2. Dipingere sul cartoncino un tronco d’albero con i rami, usando il colore marrone.
  3. Aggiungere la neve: con una spugna o un pennello, tamponare la tempera bianca lungo i rami e sul terreno.
  4. Prima che la pittura si asciughi, cospargere leggermente con il sale: questo creerà un effetto di neve ghiacciata, dando un tocco magico al disegno.
  5. Una volta asciutto, incollare piccoli rametti veri sul cartoncino per un effetto tridimensionale.

Messaggio educativo:

Questa attività insegna ai bambini a osservare i dettagli della natura e a esprimere la pazienza anche attraverso l’arte.

Conclusione

L’inverno come opportunità di crescita interiore

Attraverso proposte didattiche ed esperienze dirette, i bambini imparano che l’inverno non è solo la stagione fredda che porta alla primavera, ma un periodo ricco di insegnamenti e di scoperte che invitano ad osservare, ad ascoltare e ad aspettare con fiducia, sviluppando al contempo un profondo senso di connessione con il mondo naturale.


Visita Montessorianamente shopper idee e materiali per tutte le discipline.

La vita in un barattolo: la potenza della solidarietà

by

Ci sono storie che non finiscono mai di ispirarci, storie che ci insegnano il valore della solidarietà, del coraggio e della speranza anche nei momenti più difficili.

Una di queste è la storia di Irena Sendler, una donna straordinaria che, durante la Seconda Guerra Mondiale, salvò migliaia di bambini ebrei dal ghetto di Varsavia.

Per proteggere la loro identità, Irena conservava i loro nomi scritti su piccoli foglietti, nascosti dentro barattoli di vetro e sepolti sotto terra.

Quei barattoli non contenevano solo nomi, ma il sogno di un futuro migliore per 2500 bambini, quelli che Irena con il suo coraggio riuscì a strappare dal ghetto.

La storia di Irena ci insegna che anche i gesti più semplici possono avere un impatto straordinario. Attraverso questa figura simbolica, possiamo trasmettere alle nuove generazioni valori importanti come la solidarietà, la memoria e il coraggio di agire per il bene degli altri.

Quei barattoli di vetro, nascosti sotto terra, ci ricordano che a volte la vita ha bisogno di essere custodita.
Custodita con attenzione, con cura, con coraggio.

Qualche anno dopo, in un altro luogo segnato dalla guerra, anche Friedl Dicker-Brandeis fece qualcosa di simile.
Non nascose nomi, ma raccolse disegni.
Disegni di bambini, fatti con pochi colori e molta verità.

Friedl, chiamata la maestra dei colori, insegnava ai bambini a mettere su un foglio ciò che non poteva essere detto a parole.
Quei disegni erano come barattoli invisibili:
dentro c’erano ricordi, emozioni, sogni, frammenti di vita da proteggere.

Irena ha custodito i nomi.
Friedl ha custodito le voci.
Entrambe ci insegnano che anche nei tempi più bui qualcuno può scegliere di salvare ciò che rende umani.


Questa attività è pensata per la scuola primaria e ha l’obiettivo di aiutare i bambini a comprendere il valore della solidarietà, della memoria e dei piccoli gesti che fanno la differenza.

1. Racconto introduttivo
Leggi ai bambini la storia di Irena Sendler, presentandola in modo semplice e adatto alla loro età.

Spiega il significato dei barattoli e perché erano così importanti. Puoi accompagnare il racconto con immagini o illustrazioni.

2. Discussione guidata
Chiedi ai bambini:

  • Cosa significa per loro aiutare gli altri?
  • Hanno mai fatto un gesto di solidarietà, anche piccolo, per qualcuno?
  • Perché è importante ricordare le persone che fanno del bene?

3. Attività artistica: Il Barattolo della Memoria
Ogni bambino porterà un barattolo vuoto da casa.

  • Decorazione: Fornisci colori, adesivi e materiali creativi per personalizzare i barattoli.
  • Contenuto: Invitali a scrivere su piccoli foglietti gesti di gentilezza che hanno ricevuto o che vorrebbero fare per gli altri. I foglietti verranno piegati e inseriti nei barattoli.
  • Esposizione: Create insieme una “Scaffale della Memoria” in classe, dove i barattoli verranno esposti, simbolizzando la solidarietà condivisa.

4. Condivisione finale
Dai spazio ai bambini per raccontare cosa hanno scritto e perché. Questo momento aiuterà a rafforzare il senso di comunità e l’importanza dei piccoli gesti.

-La straordinaria storia di Irena Sendler

-Problemi, riflessioni e creatività: un percorso innovativo per trasformare i numeri in storie e le storie in lezioni di vita

-La custode dei colori: FRIEDL DICKER-BRANDEIS


L’albero della memoria. La Shoah raccontata ai bambini 

Il treno della felicità: La Shoah per i bambini (Nuova edizione)

Giornata della memoria; Ricordare per costruire

Abbracci che hanno cambiato la storia

by

Educare alla cittadinanza attraverso i gesti

Educare alla cittadinanza significa anche educare alle relazioni, alla cura degli altri, alla gestione delle emozioni e alla capacità di stare nei momenti difficili.
Nella scuola di oggi, sempre più attenta alle competenze socio-emotive, diventa fondamentale offrire ai bambini strumenti per leggere il mondo non solo attraverso i fatti, ma anche attraverso i gesti.

L’abbraccio è uno di questi strumenti.
È semplice, immediato, universale. Non ha bisogno di spiegazioni, ma può contenere significati profondi: vicinanza, perdono, sostegno, coraggio, pace.

Il percorso “Abbracci che hanno cambiato la storia” nasce da questa intuizione: usare il gesto dell’abbraccio come chiave di lettura per avvicinare i bambini a eventi storici complessi, rendendoli comprensibili, umani e carichi di senso.


Perché partire da un abbraccio

Nei libri di storia spesso incontriamo date, eventi, decisioni politiche.
Ma dietro ogni evento ci sono persone reali, emozioni, scelte difficili, relazioni.

Un abbraccio permette ai bambini di capire che:

  • i grandi cambiamenti non passano solo da parole solenni o azioni eroiche;
  • spesso sono i gesti silenziosi di vicinanza, cura e coraggio a lasciare un segno profondo;
  • la storia non è lontana: parla di persone, come noi.

L’abbraccio diventa così un linguaggio universale, accessibile anche ai più piccoli, capace di collegare passato e presente, storia e vita quotidiana.


Le storie: eventi diversi, un filo comune

Il percorso propone otto storie realmente accadute, ambientate in contesti storici e sociali differenti, ma unite dallo stesso filo: un gesto di vicinanza che ha assunto un valore simbolico.

Le storie attraversano luoghi ed epoche diverse:

  • Nelson Mandela e il Sudafrica della riconciliazione
  • La tregua di Natale nelle trincee della Prima guerra mondiale
  • La caduta del Muro di Berlino
  • La Norvegia dopo gli attentati di Oslo e Utøya
  • Rosa Parks e la lotta per i diritti civili
  • Papa Giovanni XXIII e la “carezza ai bambini”
  • L’abbraccio alle Olimpiadi di Rio
  • Malala Yousafzai e il diritto all’istruzione

Ogni storia è proposta all’interno di una cornice storica ricostruita in versione accessibile per i bambini e contiene:

  • una contestualizzazione storica necessaria a capire la storia di ogni abbraccio ;
  • una narrazione storica con personaggi e fatti, rispettosa e misurata
  • attenzione al clima emotivo e sociale;
  • il significato dell’abbraccio come gesto simbolico
  • uno spunto per la riflessione

Un percorso che educa, non solo “fa attività”

Il cuore della proposta non è l’attività in sé, ma la costruzione di significato.

Le rielaborazioni didattiche accompagnano ogni storia e permettono ai bambini di:

  • ascoltare e comprendere;
  • riflettere e discutere in modo guidato;
  • esprimere emozioni attraverso parole, immagini e corpo;
  • collaborare e confrontarsi;
  • collegare ciò che apprendono al proprio vissuto quotidiano.

Sono previste proposte di:

  • riflessione e dialogo;
  • scrittura creativa e narrativa;
  • drammatizzazione;
  • espressione artistica;
  • lavoro cooperativo.

Tutte le attività sono pensate per essere pronte all’uso, flessibili e adattabili ai diversi contesti di classe.

Come portare il valore dell’abbraccio in classe

Lavorare sul tema dell’abbraccio non significa solo parlare di contatto fisico, ma aiutare i bambini a riconoscere i gesti di vicinanza, di cura e di sostegno, anche simbolici.
Le attività possono diventare occasioni preziose per riflettere sulle emozioni, sulle relazioni e sul modo in cui ci si prende cura degli altri.

1. Il cerchio degli abbracci possibili

I bambini seduti in cerchio riflettono insieme su una domanda guida:
In quali modi si può “abbracciare” qualcuno senza usare le braccia?
Le risposte vengono raccolte oralmente o scritte alla lavagna: una parola gentile, uno sguardo, un aiuto, il silenzio condiviso.
L’attività aiuta a comprendere che l’abbraccio è prima di tutto un’intenzione, non solo un gesto.

2. Abbracci con le parole

Dopo l’ascolto di una storia o di un racconto breve, ogni bambino scrive o disegna un “abbraccio di parole” per un personaggio: una frase che possa sostenerlo in quel momento.
Le frasi vengono raccolte in una bacheca o in un piccolo quaderno di classe.
L’obiettivo è sviluppare empatia narrativa e consapevolezza emotiva.

3. Il gioco delle statue emotive

A coppie o in piccoli gruppi, i bambini rappresentano con il corpo una situazione emotiva (paura, tristezza, solitudine, gioia).
Successivamente, un altro bambino entra nella scena e la “trasforma” con un gesto di vicinanza: un abbraccio simbolico, una mano sulla spalla, un gesto di aiuto.
Il corpo diventa strumento di riflessione sulle relazioni.

4. La mappa degli abbracci

Su un grande foglio, la classe costruisce una mappa collettiva con la parola abbraccio al centro.
Intorno vengono aggiunti disegni e parole che raccontano quandoperché e come un abbraccio può essere importante.
L’attività favorisce il pensiero metacognitivo e la condivisione di esperienze personali.

5. Quando ho avuto bisogno di un abbraccio

In forma orale, scritta o grafica, i bambini raccontano un momento in cui si sono sentiti sostenuti da qualcuno, anche senza un abbraccio fisico.
La condivisione avviene in modo libero e rispettoso, senza obbligo di esposizione.
L’insegnante guida la riflessione sul valore del sentirsi visti e accolti.

6. L’abbraccio che cambia la giornata

Alla fine della giornata o della settimana, la classe si ferma per un breve rituale:
ogni bambino sceglie un gesto gentile da dedicare a qualcuno (un biglietto, un aiuto, una parola).
È un modo per trasformare la riflessione in azione quotidiana.


Educare alle relazioni, ogni giorno

Proporre attività sul valore dell’abbraccio significa aiutare i bambini a:

  • riconoscere le emozioni proprie e altrui;
  • sviluppare empatia e rispetto;
  • comprendere che i gesti, anche piccoli, hanno un impatto reale sugli altri.

In questo senso, l’abbraccio diventa un potente strumento educativo:
non solo da celebrare in una giornata speciale, ma da abitare ogni giorno nella vita della classe.

Libri per la didattica disponibili su Amazon

Chi vuole un abbraccio? 

Un grande papà orso e suo figlio decidono di dimostrare a tutti, ma proprio a tutti, la loro gentilezza. E così girano nel bosco alla ricerca di qualcuno da abbracciare: abbracciano la volpe, il castoro, il lupo che non è molto convinto… 

Ci vorrebbe un abbraccio. Un viaggio tra le emozioni. Ediz. illustrata 

Un libro che parla di emozioni, di bisogni che vengono compresi e accolti dal genitore e di… coccole! Un viaggio tra le emozioni, scandito da ascolto, empatia e abbracci. Un libro adatto a TUTTI I BAMBINI, perché parla del loro universo emotivo e della relazione con i genitori.

Di cosa è fatto un abbraccio?

L’abbraccio è il primo gesto d’amore che riceviamo, ci fa sentire amati, protetti, accolti. Con un abbraccio da “io” si diventa “noi”, si condivide l’affetto che straripa, si attraversa insieme la tristezza. Ma di cosa è fatto un abbraccio? Bimbo e Bimba non lo sanno, e per affrontare le emozioni di cui si sentono in balia vanno alla ricerca degli ingredienti che, un pezzetto alla volta, possono aiutarli a riconquistare la pace e l’equilibrio. 
Un viaggio dolcissimo per scoprire che nell’intreccio in cui ci si dona all’altro risiede ciò di cui il cuore è più che mai alla ricerca.

Gennaio a scuola: ripartire con lentezza (e intenzione)

by

“Ci sono inizi che non fanno rumore.

Si riconoscono dal fatto che mettono ordine.”

Screenshot

Gennaio entra a scuola in punta di piedi.

Non ha l’energia di settembre, né l’entusiasmo delle novità. È un mese che chiede attenzione, perché arriva dopo un tempo denso, rumoroso, spesso emotivamente intenso.

I bambini tornano portando con sé esperienze diverse, ritmi spezzati, abitudini cambiate. Alcuni rientrano con entusiasmo, altri con fatica. Molti cercano semplicemente di capire se quello spazio è ancora sicuro, se gli adulti sono gli stessi, se le giornate hanno di nuovo una forma riconoscibile.

Ripartire, in questo momento dell’anno, non significa accelerare.

Significa ricostruire continuità.

Il valore educativo del riassestamento

Dal punto di vista pedagogico, gennaio è un tempo prezioso. È il momento in cui si rimettono a fuoco le routine, si rinforzano le abitudini di lavoro, si rilegge il gruppo classe. È un tempo in cui l’apprendimento ha bisogno di appoggi stabili per poter riprendere slancio.

Quando i gesti quotidiani tornano prevedibili, quando l’ambiente è ordinato e leggibile, quando le proposte non chiedono subito prestazioni, i bambini possono di nuovo concentrarsi, osservare, scegliere.

Lentezza, in questo senso, non è attesa passiva.

È intenzionalità educativa.

L’ambiente come primo messaggio

Nei primi giorni di gennaio, l’ambiente parla più delle parole.

Riordinare insieme, rimettere ogni cosa al suo posto, ripresentare materiali già noti è già una forma di insegnamento.

Anche le regole, se riproposte come strumenti di cura e non come elenco di divieti, aiutano i bambini a ritrovare fiducia. Non si tratta di ricominciare da capo, ma di ricucire.

Proposte didattiche che accompagnano il rientro

In questo periodo funzionano proposte semplici, essenziali, che non sovraccaricano ma sostengono.

Un rituale iniziale, ad esempio, può aiutare il gruppo a ritrovarsi. Un oggetto dell’inverno passato di mano in mano, una parola detta o taciuta, un tempo di ascolto condiviso. Non serve che tutti parlino: anche il silenzio è partecipazione.

La narrazione può riprendere senza forzature, usando immagini, oggetti, sequenze. Raccontare le vacanze non è un esercizio di memoria, ma un modo per rimettere in fila il tempo, per dare una forma a ciò che è stato vissuto.

Anche la matematica può tornare come spazio rassicurante. Attività di classificazione, seriazione, costruzione di quantità già conosciute permettono ai bambini di ritrovare sicurezza e concentrazione. Non è il momento di introdurre subito il nuovo, ma di rinforzare ciò che c’è.

Il disegno, libero e non giudicato, offre un’altra possibilità di espressione. Chiedere “come ti senti oggi a scuola” non per analizzare, ma per osservare, aiuta l’adulto a comprendere il clima emotivo del gruppo.

Infine, proporre momenti brevi di attenzione silenziosa – un ascolto, un’osservazione, un lavoro individuale ripetibile – restituisce valore alla calma e prepara il terreno per apprendimenti più complessi.

Di seguito alcune proposte semplici ma profonde, adatte ai primi giorni di gennaio, pensate per rimettere in equilibrio mente, corpo e apprendimento.

1. Il rituale del rientro

(Area emotiva e linguistica)

Materiali: un oggetto dell’inverno (pigna, sasso, stoffa), o un’immagine evocativa.

Proposta:

In cerchio, si presenta l’oggetto come “testimone del rientro”.

Chi lo tiene può:

  • dire una parola
  • oppure solo ascoltare
  • oppure passarlo senza parlare

Obiettivo:

  • favorire l’ascolto
  • legittimare il silenzio
  • ricostruire il senso di gruppo

2. Raccontare le vacanze senza parole

(Area narrativa e simbolica)

Materiali: carte illustrate, immagini-sequenza, piccoli oggetti.

Proposta:

I bambini scelgono 2–3 immagini o oggetti che raccontano le loro vacanze.

Il racconto può essere:

  • orale
  • disegnato
  • costruito in sequenza

Obiettivo:

  • rielaborare l’esperienza
  • allenare la struttura narrativa
  • rispettare i diversi tempi espressivi

3. Matematica che rassicura

(Area logico-matematica)

Materiali: perle, tappi, LEGO, elementi naturali.

Proposta:

Attività di:

  • classificazione
  • seriazione
  • costruzione di quantità piccole
  • ricostruzione di schemi noti

Niente novità eclatanti: si riparte da ciò che è familiare.

Obiettivo:

  • rinforzare la sicurezza
  • riattivare competenze già acquisite
  • favorire concentrazione e ordine mentale

4. Disegnare come mi sento oggi a scuola

(Area espressiva ed emotiva)

Materiali: foglio bianco, matite, colori tenui.

Proposta:

“Disegna come ti senti oggi quando sei qui a scuola.”

Nessuna spiegazione obbligatoria.

Obiettivo:

  • dare spazio all’emozione
  • osservare senza interpretare
  • accogliere ciò che emerge

5. Un’attività di silenzio e attenzione

(Area sensoriale e attentiva)

Proposta:

  • ascolto di un suono
  • osservazione di un oggetto
  • lavoro individuale breve e ripetibile

Obiettivo:

  • riabituare alla concentrazione
  • ridurre l’iperstimolazione
  • restituire valore alla calma

Ripartire è un gesto educativo

Gennaio ci ricorda che l’apprendimento non è una linea retta.

Ha bisogno di pause, di ritorni, di aggiustamenti.

Quando scegliamo di rallentare, di osservare, di proporre attività che tengono insieme mente ed emozioni, stiamo insegnando qualcosa di fondamentale: che la scuola è un luogo in cui si può tornare, sempre, e ritrovare senso.

Perché ripartire non è correre avanti.

È sapere da dove riprendere.

Giornata della memoria; Ricordare per costruire

Immaginate un mondo in cui amicizia, tolleranza e amore siano messi alla prova.
Persone reali, grandi o piccole, che hanno affrontato difficoltà, discriminazioni e crudeltà con coraggio straordinario, tanto da non poter essere dimenticate. Le storie raccolte in questo libro sono tutte vere. Ogni racconto è un pezzo di un puzzle che parla di gentilezza, resilienza, amore, fratellanza, forza e speranza, mostrando quanto anche un solo gesto possa fare la differenza. Tra i protagonisti: Liliana Segre, Francesco Tirelli, Cristiano X re di Danimarca, Gino Bartali, Anne Frank, Primo Levi ed Helga Weissova.
Completa il volume una sezione dedicata alle parole della Shoah, per riflettere e comprendere.

Fare storia a scuola: dalle fonti allo sguardo lungo

by

Attraverso la ricostruzione della storia, il bambino scopre di appartenere alla lunga storia dell’umanità.

Ispirato al pensiero di Maria Montessori

Fare storia significa offrire ai bambini strumenti per comprendere il tempo umano.
Nell’approccio montessoriano, la storia nasce dall’osservazione, dall’esperienza e dalla relazione tra fatti, persone e ambienti.

Il punto di partenza non è il racconto già pronto, ma la fonte: un’immagine, un oggetto, un reperto, una traccia del passato. È da lì che il bambino impara a porsi domande: Chi l’ha usato? Perché? In quale contesto?
Quando proponiamo la storia in questo modo, il bambino non “studia” il passato: lo ricostruisce.

Le fonti come ponte tra realtà e narrazione

Le civiltà antiche, come quella egizia, si prestano particolarmente a questo lavoro perché hanno lasciato tracce ricche di dettagli.
Osservare una pittura, un rilievo o un reperto non serve solo a capire “come vivevano”, ma a cogliere relazioni profonde: tra l’uomo e l’ambiente, tra il lavoro e il tempo, tra la vita quotidiana e il mondo simbolico.

È qui che la storia incontra la narrazione, senza perdere rigore.

Dal dato storico alla rielaborazione

Nel metodo Montessori, dopo l’osservazione arriva sempre la rielaborazione personale.
Il bambino ha bisogno di trasformare ciò che ha compreso: attraverso il racconto, il disegno, la scrittura.

Anche un elemento apparentemente semplice – come un animale raffigurato nelle fonti – può diventare una chiave di lettura potente per dare forma a un pensiero storico che tiene insieme realtà e immaginazione consapevole.
La narrazione, se nasce dalle fonti, non allontana dalla storia: la radica.

La narrazione come forma di comprensione storica

Nel percorso montessoriano, la narrazione storica non è mai un racconto decorativo, né una semplificazione del sapere.
È una forma di restituzione.

Quando i bambini, dopo aver osservato fonti e discusso ipotesi, costruiscono una breve narrazione – orale o scritta – non stanno “inventando” la storia, ma dando forma a ciò che hanno compreso. Raccontare una scena di vita quotidiana, immaginare un gesto ripetuto nel tempo, seguire il punto di vista di una persona o di un elemento presente nelle fonti significa abitare il passato con rispetto.

La narrazione permette di tenere insieme dati, relazioni e significati.
Rende visibile il legame tra ciò che sappiamo grazie alle fonti e ciò che possiamo comprendere attraverso l’immaginazione consapevole.
In questo modo, la storia resta rigorosa, ma diventa umana.

Educare allo sguardo lungo sul tempo

Fare storia a scuola, in chiave montessoriana, significa educare a uno sguardo lungo.
Uno sguardo che va lontano nel tempo, che collega passato e presente, che aiuta i bambini a comprendere che ogni civiltà è parte di una storia più grande.

Quando osservano una civiltà antica, non stanno solo studiando “come vivevano una volta”, ma imparano a leggere le relazioni tra ambiente, lavoro, scelte umane e organizzazione sociale.
La storia diventa così un esercizio di continuità e cambiamento: nulla nasce dal nulla, tutto si trasforma e lascia tracce.

Conclusione

Fare storia, dunque, non significa riempire il tempo di spiegazioni, ma preparare uno spazio di ricerca.
L’insegnante diventa guida discreta: seleziona fonti significative, offre domande essenziali, lascia che i bambini osservino, colleghino, rielaborino.

La storia non viene “semplificata”, ma resa accessibile perché radicata nell’esperienza.
Ed è proprio questa fedeltà al processo – lento, concreto, riflessivo – che permette ai bambini di costruire un rapporto autentico con il passato e, insieme, uno sguardo più consapevole sul presente.

Dalla riflessione alla proposta didattica

Questo modo di fare storia prende forma concreta quando si dispongono materiali che permettono ai bambini di osservare, confrontare, collegare.

Da questa visione nasce il percorso sugli Egizi e la lettura delle fonti, costruito per accompagnare gli alunni dalla scoperta di immagini e reperti reali fino alla rielaborazione personale, senza forzare il racconto ma lasciandolo emergere come esito naturale del pensiero.

Un materiale pensato per sostenere lo sguardo lungo sul tempo, rispettare i processi cognitivi e offrire alla storia il suo spazio più autentico: quello della ricerca.

A misura di mondo;  un libro-laboratorio che ripercorre la straordinaria storia della misura: dalle unità di misura naturali (come la coda di un camaleonte) alle grandi intuizioni di Leonardo Da Vinci, passando per le civiltà di Egizi, Babilonesi e Romani: Storia e Leggende: Un racconto affascinante su come l’umanità ha imparato a misurare dimensioni, pesi e tempo. Esperimenti e Attività Pratiche: Pagine interattive che trasformano la teoria in esperienza diretta, permettendo ai bambini di imparare “con le proprie mani”. Giochi e Curiosità: Contenuti ludici per mantenere alta l’attenzione e stimolare la scoperta. Il testo è progettato come un supporto pratico e versatile per i docenti:

La notte delle lenticchie: come i Romani salutavano il nuovo anno

by

Quando arriva la fine dell’anno, tante case italiane si riempiono di lenticchie e cotechini, simboli di fortuna e prosperità. Ma lo sapevi che questa tradizione affonda le radici nell’Antica Roma, più di duemila anni fa?

Una notte speciale nell’Antica Roma

Per i Romani, l’ultimo giorno dell’anno non era solo una festa, ma un vero rito di passaggio. Le strade si illuminavano di fiaccole, le famiglie si ritrovavano intorno al focolare, e sulla tavola non potevano mancare le lenticchie.

La loro forma piccola, tonda e piatta ricordava le monete, e per questo erano considerate un segno di prosperità e fortuna. Alla fine dell’anno era tradizione regalare una scarsella, una piccola borsa di cuoio piena di lenticchie, custodita come augurio silenzioso per il nuovo anno.

Non si trattava solo di ricchezza materiale: le lenticchie simboleggiavano cibo in abbondanza, lavoro onesto e pace in famiglia. Ogni cucchiaio era un piccolo pensiero per il futuro. Ancora oggi, portare le lenticchie in tavola significa ripetere un rito antico, nato nelle case dei Romani, per dire: “Che l’anno nuovo sia generoso.”


Riti di passaggio: dal passato al presente

I Romani attribuivano grande importanza ai momenti di cambiamento e transizione. I riti servivano a dare ordine, sicurezza e significato alla vita: salutare il tempo passato e accogliere quello nuovo con speranza.

Anche noi oggi viviamo riti di passaggio: compleanni, inizio della scuola, feste. E come allora, cerchiamo gesti simbolici che ci aiutino a segnare il tempo e a dare senso ai cambiamenti.


Le lenticchie: un cibo prezioso e simbolico

Oltre al valore simbolico, le lenticchie sono un alimento sano e nutriente:

  • Ricche di proteine, importanti per crescere forti
  • Contengono ferro, utile per il sangue e l’energia
  • Hanno fibre, che aiutano la digestione
  • Si conservano a lungo e sono facili da cucinare

Non sorprende che già i Romani le considerassero un dono prezioso: nutrivano il corpo e portavano abbondanza e benessere in tavola.


Il calendario romano: come si misurava il tempo

All’epoca, il calendario non era uguale al nostro. L’anno iniziava a marzo e contava solo dieci mesi. I nomi dei mesi — come settembre, ottobre, novembre, dicembre — ricordano ancora la loro posizione originale nel ciclo dell’anno.

Per riallineare il calendario alle stagioni, il re Numa Pompilio aggiunse gennaio e febbraio. Ma l’allineamento definitivo arrivò con Giulio Cesare, che nel 46 a.C. introdusse il calendario giuliano: 365 giorni, un anno bisestile ogni quattro anni e inizio dell’anno a gennaio.

Così, mentre i Romani mangiavano lenticchie per augurarsi fortuna, il loro modo di contare il tempo stava cambiando, ma il desiderio di un buon anno era lo stesso che abbiamo oggi.


Per i bambini: imparare giocando

Il rito delle lenticchie può diventare anche un’occasione educativa. Attraverso attività di osservazione, scrittura, analisi simbolica e rielaborazione creativa, i bambini possono:

  • Scoprire i riti di passaggio dei Romani
  • Comprendere il valore simbolico del cibo e degli oggetti
  • Riflettere su desideri, speranze e bene comune
  • Collegare la storia antica alla propria vita quotidiana

Una delle attività più belle è la “Scarsella dei desideri”: ogni bambino realizza una piccola borsa di carta e vi inserisce desideri non materiali, collegando così il rito antico ai propri sogni e alla comunità.


Dal passato al presente

Mangiare lenticchie a Capodanno non è solo un gesto culinario, ma un legame con la storia, un modo per comprendere che anche i Romani, come noi, cercavano di dare senso al tempo che passa.
Conoscere queste tradizioni ci aiuta a guardare il presente con occhi curiosi, scoprendo che i gesti più semplici possono portare fortuna, benessere e significato.


💡 Idee per approfondire

  • Confronta i riti di Capodanno romano con quelli moderni
  • Disegna o scrivi i tuoi oggetti simbolici e i loro significati
  • Racconta come immagini la notte di Capodanno in un villaggio romano

Il mio terzo piccolo libro:Il Natale: Leggere con il metodo Montessori
l Natale sta per arrivare; intorno tutto cambia e si riempie di magia. Ci sono cose nuove da vedere e da ascoltare e cose che invece non si riescono proprio a vedere nemmeno se si sta sempre con il naso all’insù. E poi…ci sono molte cose belle da fare a Natale; così belle che non si possono dimenticare. Ma perché allora farle solo a Natale? Non possiamo forse cambiare? Un libro dedicato ai bambini e alle bambine, un libro da leggere, da fare e da regalare aspettando Natale

Educazione emotiva e differenze: un viaggio con le 9 renne di Babbo Natale

by

Ciò che rende bello il deserto

è che da qualche parte nasconde un pozzo

Saint-Exupéry-Il piccolo principe, 1943

Il Natale porta con sé un clima di attesa e luce che invita a raccontare e a guardare più da vicino ciò che ci rende speciali.
In questo percorso, le nove renne di Babbo Natale diventano personaggi-qualità, ognuna con un tratto distintivo che permette ai bambini di scoprire diverse modalità di essere, di agire e di stare nel gruppo.

Non si tratta di un percorso emotivo in senso stretto: le renne non rappresentano emozioni, ma caratteristiche, talenti, piccoli superpoteri quotidiani.
L’obiettivo è mostrare che ogni diversità è una risorsa e che ogni bambino possiede il proprio modo unico di brillare.


Rudolph come storia di apertura: il valore dell’essere diversi

Il viaggio inizia con due versioni della storia di Rudolph, pensate per età e bisogni diversi.
La narrazione affronta temi come la difficoltà di sentirsi esclusi, la bellezza della differenza e la scoperta del proprio valore. Le domande che accompagnano la lettura non chiedono ai bambini di “analizzare emozioni”, ma li invitano a osservare, pensare, immedesimarsi.

Raccontare Rudolph significa aprire uno spazio di confronto sui modi in cui ci sentiamo unici o fraintesi, sulle caratteristiche che ci rendono speciali anche quando non sembrano un vantaggio.


Le renne come personaggi-qualità

Ogni renna del materiale ha una carta d’identità con:

  • un tratto distintivo (energia, calma, entusiasmo, creatività, intuito, cura, saggezza, coraggio, unicità),
  • un punto di forza,
  • una curiosità narrativa,
  • un simbolo grafico pensato per i bambini.

Queste qualità non hanno lo scopo di categorizzare le persone, ma di offrire modi diversi di guardare il mondo: chi ama saltare, chi trova soluzioni, chi vola con calma, chi si emoziona, chi orienta il gruppo, chi crea percorsi imprevisti.

I bambini possono così identificarsi, riconoscersi, oppure semplicemente lasciarsi ispirare da ciò che ciascuna renna rappresenta.


Attività che danno forma alle qualità

Le attività proposte sono varie e trasversali: linee, percorsi, sequenze, parole, classificazioni, rielaborazioni grafiche e linguistiche.
Non chiedono di spiegare un’emozione: invitano i bambini a esprimere un tratto, un modo di muoversi, di vedere, di pensare.

Le linee permettono di rappresentare il ritmo, la calma, la velocità, la creatività.
Le parole aiutano a costruire un linguaggio ricco: parole morbide, parole-coraggio, parole che saltano.
Le attività logico-matematiche danno ordine e struttura, come le sequenze di Saltella o le mappe di orientamento di Lampo.
gesti gentili di Cupido o le soluzioni di Cometa invitano a immaginare azioni che fanno bene agli altri.

Ogni attività è aperta, interpretativa, adattabile a età e contesti diversi.


Un percorso che sostiene l’identità e la cooperazione

Il percorso di scoperta delle renne e delle loro unicità non insegna “come si deve essere”:
invita semplicemente a riconoscere che esistono molti modi di essere.

Le renne offrono un immaginario condiviso che favorisce:

  • il senso di appartenenza,
  • il riconoscimento reciproco,
  • la valorizzazione delle differenze,
  • la costruzione di un clima cooperativo.

È una proposta leggera, inclusiva, ricca di narrazione e manipolazione, ideale per circle time, piccoli gruppi, atelier o progetti di plesso.


Perché funziona così bene

Perché le storie e i simboli creano un ponte immediato con i bambini.
Perché le caratteristiche non diventano etichette, ma spunti di esplorazione.
Perché ogni renna rappresenta un tratto possibile, non un dovere.

E perché Rudolph, con il suo naso rosso, ricorda che ciò che oggi ci fa sentire “diversi” è spesso proprio ciò che ci rende preziosi.

Natale, narrazione e apprendimento: come rendere l’ortografia un gioco creativo

by

L’educazione deve nutrire la meraviglia e il desiderio di conoscere che il bambino porta con sé

Maria Montessori

Il Natale non è solo luci, regali e atmosfera festiva: per i bambini può diventare un momento di apprendimento significativo, se sapientemente collegato a storie, giochi e attività creative. In età primaria, lo sviluppo delle competenze linguistiche e ortografiche richiede attenzione, motivazione e contesti concreti in cui i bambini possano sperimentare la lettura e la scrittura in modo naturale.

L’approccio pedagogico che guida questo percorso si basa su alcuni principi fondamentali:

  • Apprendimento contestualizzato: le regole ortografiche e la scrittura non sono esercizi isolati, ma emergono all’interno di narrazioni coinvolgenti.
  • Motivazione intrinseca: la magia del Natale cattura l’interesse dei bambini, favorendo concentrazione e partecipazione spontanea.
  • Attività multisensoriali: leggere, scrivere, disegnare e inventare storie permette di coinvolgere più canali cognitivi, rafforzando l’apprendimento.
  • Autonomia e rielaborazione: proporre attività di copiatura, dettato guidato e rielaborazione creativa stimola la responsabilità e la capacità di organizzare il proprio lavoro.
  • Sviluppo socio-emotivo: i racconti permettono di esplorare emozioni, empatia e relazioni, aspetti fondamentali nello sviluppo complessivo del bambino.

In questo contesto, il Natale diventa un contenitore pedagogico in cui i bambini possono esercitare la letto-scrittura senza la pressione di compiti astratti. Il tema festivo facilita l’attenzione e la memoria, mentre le storie brevi e illustrate offrono spunti per giochi linguistici, dettati e attività creative.

Un esempio pratico di questo approccio sono le Carte di Natale – Dettato, Lettura e Copiatura, pensate per combinare narrazione, ortografia e attività creative. Ogni storia breve permette di lavorare sulle doppie, esplorare suoni difficili e inventare finali o disegni, trasformando l’apprendimento in un’esperienza completa e motivante.

In questo modo, anche la scrittura ortografica diventa un momento di gioia, esplorazione e creatività, integrando competenze linguistiche e abilità socio-emotive in un unico percorso didattico.

Oltre la Slitta di Babbo Natale

by

Le renne: animali straordinari e maestri di adattamento

Quando pensiamo alle renne, la mente vola subito alle luci del Natale, alle slitte scintillanti e ai cieli invernali attraversati da Babbo Natale. Ma dietro questa immagine magica si nasconde un animale reale, potente, sorprendente e perfettamente scolpito dall’ambiente artico. Le renne non sono solo protagoniste di fiabe: sono creature antichissime, custodi silenziose dei territori più estremi del pianeta.
E proprio perché così speciali, diventano un’occasione preziosa per guidare bambini e ragazzi a scoprire il mondo naturale attraverso piccole ricerche, osservazioni e domande che nascono spontanee dalla meraviglia.

Abitare la tundra: un’impresa tutt’altro che semplice

Vivono dove il freddo graffia la pelle, dove l’inverno sembra non finire mai, dove la neve domina il paesaggio per buona parte dell’anno. Eppure le renne si muovono sicure, resistenti, perfettamente integrate nel delicato equilibrio della tundra.

Ogni dettaglio del loro corpo racconta una storia di adattamento:

  • Il mantello è un vero capolavoro di ingegneria naturale: leggerissimo e isolante, intrappola aria calda e protegge da venti gelidi.
  • I palchi, imponenti e rinnovati ogni anno, sono strumenti di comunicazione e difesa, ma anche indicatori dello stato di salute dell’animale.
  • Gli occhi mutano colore con le stagioni per ottimizzare la visione nella luce intensa dell’estate e nel buio profondo dell’inverno.
  • Il naso, ricco di vasi sanguigni, riscalda l’aria gelida prima che raggiunga i polmoni.
  • I piedi, veri “pattini naturali”, si trasformano: morbidi in estate per camminare tra muschi e prati bagnati, più duri in inverno per affrontare il ghiaccio.

Questi aspetti, così immediati e visivi, si prestano anche a piccole attività in classe: osservare immagini, confrontare forme, raccogliere informazioni e creare un “atlante degli adattamenti” che racconti – con parole semplici – a cosa serve ogni dettaglio del corpo di una renna.

Il clic delle ginocchia: un linguaggio segreto

Uno dei dettagli più affascinanti? Le ginocchia che “cliccano”.
Un suono secco, simile a un piccolo crepitio, che permette al branco di non disperdersi nella bufera. Quando la neve cancella ogni punto di riferimento, sono quei clic regolari a mantenere l’unità e la sicurezza del gruppo. Un linguaggio semplice, eppure potentissimo.

Questo dettaglio curioso si trasforma facilmente in un invito alla scoperta: perché gli animali comunicano? come si orientano? che altri suoni “nascosti” esistono nel mondo naturale?
Domande che possono diventare brevi ricerche o piccole esplorazioni sonore.

1. Atlante delle Adattamenti

Obiettivo: comprendere come la natura sviluppa soluzioni “intelligenti”.
Ogni bambino o gruppo riceve una caratteristica della renna (mantello, palchi, naso, occhi, piedi, clic delle ginocchia).
Compito:

  • Cercare come funziona
  • Disegnarlo
  • Spiegarlo in una frase semplice: “Serve a…”
    Puoi chiudere con un grande poster collettivo “Come sopravvive una renna?”.

2. Mappa della migrazione

Obiettivo: introdurre geografia, scale e orientamento.
Mostra dove vivono le renne (Alaska, Canada, Groenlandia, Scandinavia, Siberia).
I bambini disegnano una mappa semplice con:

  • percorso migratorio
  • ostacoli naturali
  • animali e piante che convivono con le renne
    Bellissimo anche come pannello murale natalizio “non decorativo ma informativo”.

3. Il diario di una renna (stile narrativo)

Obiettivo: trasformare informazioni scientifiche in narrazione.
Consegna un incipit tipo:
“Oggi il vento della tundra soffiava forte. Camminare era difficile, ma per fortuna i miei piedi…”
Il bambino prosegue inserendo dati reali: come si muove, cosa mangia, come si difende.


4. Ricerca guidata: Vero o Falso?

Obiettivo: sviluppare senso critico e ricerca delle fonti.
Prepari una lista di affermazioni, alcune vere e altre inventate:

  • “Le renne cambiano colore degli occhi in inverno.” → Vero
  • “La renna dorme per metà dell’anno.” → Falso
  • “I piccoli sanno correre dopo poche ore.” → Vero
    Gli alunni devono cercare risposte in libri, risorse online o nel tuo materiale.

5. L’esperimento del mantello isolante

Obiettivo: comprendere l’isolamento termico.

  • Prendere due bicchieri con acqua calda
  • Avvolgerne uno in materiale “peloso” (cotone, lana…) e uno no
  • Misurare il raffreddamento
    Verbalizzazione finale: “Il mantello funziona perché…”

6. Scopri chi vive nella tundra

Obiettivo: lavoro interdisciplinare tra scienze e geografia.
Ogni gruppo ricerca un altro animale tipico della tundra (volpe artica, bue muschiato, gufo delle nevi…).
Risultato: mini-lapbook o mini-scheda che mostra somiglianze/differenze con la renna.


7. Osservare e confrontare i palchi

Obiettivo: classificazione e confronto.
Mostra immagini di palchi maschili e femminili, giovani e adulti.
Attività:

  • ritaglia le immagini
  • ordinale dal più piccolo al più grande
  • crea una classificazione personale
    Perfetto anche per il materiale short.

8. STEM: Il suono delle ginocchia

Obiettivo: scoprire la funzione di un suono animale.
Si può riprodurre il suono con piccoli clicker o materiali che fanno un rumore simile.
Discussione: perché è utile? quando serve?
Può diventare un laboratorio di “comunicazione animale”.


9. L’equilibrio fragile della tundra

Obiettivo: educazione ambientale e cittadinanza.
I bambini costruiscono uno schema delle relazioni ecologiche:

  • renna
  • licheni
  • predatori
  • clima
    Riflettono su cosa succede se un elemento cambia (riscaldamento climatico, riduzione dei licheni…).

10. Mini-mostra delle renne (perfetta per fine percorso)

I bambini allestiscono:

  • disegni
  • testi narrativi
  • schede scientifiche
  • foto reali
  • mappe
  • modellini in pasta o cartoncino
    E spiegano ad altre classi o ai genitori cosa hanno imparato.

Molto più che simboli natalizi

Le renne non sono un mero decoro di dicembre: sono pilastri degli ecosistemi artici, fondamentali per la vita di molte popolazioni indigene e indicatori preziosi dei cambiamenti climatici in corso.

Comprenderne la migrazione – lunga, costante, faticosa – permette ai bambini di costruire mappe, immaginare percorsi, riflettere sugli ostacoli naturali che questi animali affrontano. Un modo semplice per collegare scienze e geografia, natura e ambiente.

Conoscere le loro abitudini e le loro strategie di sopravvivenza significa aprire una finestra su un mondo remoto e fragile. Significa educare bambini e adulti alla biodiversità, al rispetto per ogni forma di vita, e al valore degli equilibri naturali che ci legano tutti, anche a migliaia di chilometri di distanza.

Un invito a stupirsi

Dietro la slitta di Babbo Natale c’è un animale che merita attenzione, meraviglia e cura.
Il suo corpo, il suo cammino, la sua storia ci ricordano che la natura non smette mai di sorprenderci, soprattutto quando impariamo a guardarla da vicino.
E forse proprio da qui nasce il desiderio dei bambini di raccontare, disegnare, investigare: trasformare ciò che hanno scoperto in un diario di viaggio, in una mappa, in una piccola ricerca sulla vita nella tundra.


Per approfondire e portare in classe (o a casa) attività semplici, narrative e scientifiche sulle renne, puoi trovare:

  • La versione gratuita “short” del materiale → link al blog
  • Il materiale completo da acquistare, ricco di schede didattiche, attività montessoriane, curiosità e presentazioni → link alla pagina di vendita

Scopri e porta con te un animale che, molto prima della magia del Natale, è stato – e continua a essere – un meraviglioso maestro di adattamento.

Visita Montesorianamente shop per materiali scaricabili adatti a tutte le discipline.
Materiali natalizi per le attività in classe o per i compiti delle vacanze e per tutte le occasioni

Il mio terzo piccolo libro:Il Natale: Leggere con il metodo Montessori
l Natale sta per arrivare; intorno tutto cambia e si riempie di magia. Ci sono cose nuove da vedere e da ascoltare e cose che invece non si riescono proprio a vedere nemmeno se si sta sempre con il naso all’insù. E poi…ci sono molte cose belle da fare a Natale; così belle che non si possono dimenticare. Ma perché allora farle solo a Natale? Non possiamo forse cambiare? Un libro dedicato ai bambini e alle bambine, un libro da leggere, da fare e da regalare aspettando Natale

Piante simbolo di Natale: significato, botanica e apprendimento creativo

by

Le piante del Natale non sono semplici decorazioni: sono simboli antichi, racconti che attraversano i secoli e straordinarie occasioni educative.
Tra bacche rosse, foglie sempreverdi e leggende affascinanti, queste piante diventano strumenti perfetti per accompagnare i bambini alla scoperta della natura, della cultura e delle tradizioni.

🌱 Uno sguardo montessoriano: la natura come maestra

Nel pensiero di Maria Montessori, la natura è uno dei primi ambienti educativi: un luogo reale, vivo, da esplorare con tutti i sensi.
Le piante simbolo del Natale si trasformano così in materiali naturali di grande valore didattico. Attraverso l’osservazione delle forme, dei colori e delle strutture botaniche, i bambini sviluppano capacità di confronto, classificazione e linguaggio descrittivo.
L’esperienza diretta — toccare una foglia coriacea di agrifoglio, osservare le brattee della stella di Natale, confrontare le bacche del vischio e del pungitopo — permette loro di costruire conoscenze autentiche, in linea con l’idea montessoriana della mano come strumento dell’intelligenza.
Il legame tra botanica e leggenda, inoltre, favorisce il pensiero simbolico e il piacere della narrazione, creando un ponte naturale tra realtà e immaginazione.


🎄 Le piante simbolo del Natale

⭐ Stella di Natale (Poinsettia)

Con le sue brattee rosse — spesso scambiate per petali — è uno dei simboli più amati del periodo natalizio.
La leggenda della “Flor de la Noche Buena” racconta del dono povero della piccola Ines, che si trasforma miracolosamente in un fiore radioso.
Osservarla in classe permette ai bambini di distinguere tra fiore e foglia, comprendere le funzioni delle strutture botaniche e avvicinarsi al linguaggio della scienza attraverso l’esperienza diretta.

🌿 Pungitopo (Ruscus aculeatus)

Sempreverde forte e resistente, è legato alla protezione della casa e dell’inverno.
I suoi cladodi — le false “foglie”— portano direttamente le bacche rosse, un dettaglio unico che incuriosisce subito i bambini.
La leggenda del piccolo uccellino che cerca rifugio e riceve il dono del sempreverde aggiunge un elemento emotivo e simbolico che arricchisce l’osservazione scientifica.

🍃 Agrifoglio (Ilex aquifolium)

Irrinunciabile simbolo natalizio, con foglie lucide e spine che proteggono la pianta dagli erbivori.
Le bacche rosse che maturano in inverno lo rendono una presenza vivace anche nei mesi più freddi.
La tradizione nordica lo lega al mito di Baldur, un racconto che permette di confrontare culture, territori e modi diversi di interpretare la natura.

🔮 Vischio

Pianta sospesa, misteriosa e portafortuna.
Cresce come semiparassita sugli alberi ospiti e sviluppa bacche bianche cerose.
La leggenda del vecchio mercante che vede le sue lacrime trasformarsi in perle di vischio unisce fragilità, rinascita e speranza, offrendo un forte aggancio emotivo al lavoro di rielaborazione.


🎁 Piante, natura e apprendimento

Scegliere di lavorare sulle piante simbolo di Natale significa offrire ai bambini un percorso interdisciplinare che intreccia botanica, narrativa, linguaggio, educazione alla natura e perfino matematica — attraverso osservazione, confronto, misurazione, classificazioni e piccole situazioni-problema.
Un approccio che valorizza curiosità, scoperta e autonomia, in perfetto stile montessoriano.

Imparare giocando: quando magia e fantasia incontrano la didattica

by

La forza dell’immaginazione e dei materiali concreti per un apprendimento che lascia traccia

Nel cuore di ogni percorso educativo efficace vive un principio semplice e potentissimo: il coinvolgimento.
Coinvolgere significa aprire spazi di meraviglia, creare passaggi tra realtà e fantasia, offrire strumenti che permettano ai bambini di fare, esplorare, toccare, costruire significati.

I bambini non imparano solo ascoltando: imparano guardando, manipolando, sperimentando. Per questo materiali che uniscono esperienza concreta e immaginazione diventano veri alleati della didattica: trasformano l’apprendimento in un viaggio, non in un compito.

La magia della didattica concreta

Quando la realtà si intreccia con la fantasia – come accade nelle attività ispirate al mondo di Babbo Natale – non si crea soltanto un “tema natalizio”, ma un ambiente narrativo, un contesto ricco che accende curiosità, rinforza competenze linguistiche, logiche e manuali, e genera connessioni emotive positive.

Un’attività ben progettata arricchisce lo sguardo dei bambini: permette loro di diventare protagonisti, osservatori attivi, costruttori di senso. Con un pizzico di magia e un approccio concreto, ogni momento di lavoro può trasformarsi in un ricordo prezioso, capace di far associare la scuola all’idea di piacevolezza, scoperta e desiderio di imparare.

Le case e gli ambienti

Nel periodo natalizio può essere particolarmente efficace proporre attività che uniscano gioco, lettura e costruzione di significati. Una semplice immagine può trasformarsi in un luogo da esplorare; un ambiente rappresentato può dare origine a dialoghi, descrizioni, ipotesi e racconti.

L’uso di grandi illustrazioni – come la casa di Babbo Natale, la fabbrica dei giocattoli, un paesaggio innevato o un bosco d’inverno – permette ai bambini di immergersi in uno scenario narrativo. Accanto a queste, piccole immagini mobilipossono essere utilizzate per arricchire l’ambiente, ricomporlo, modificarlo o reinventarlo, favorendo l’osservazione attiva e la costruzione di percorsi personali.

Anche la lettura può diventare più coinvolgente quando viene affiancata da cartellini parola e cartellini immagine: un semplice abbinamento stimola la decodifica, sostiene la comprensione e apre la strada alla produzione orale e scritta.

Gli ambienti da esplorare non devono limitarsi al mondo di Babbo Natale: possono includere villaggi innevati, animali in letargo, paesaggi artici, stanze immaginarie o luoghi reali, tutto ciò che sappia incuriosire i bambini e invitarli a fare, leggere, creare e raccontare.

Con un pizzico di magia, anche un’attività semplice si trasforma in una esperienza di meraviglia, in cui i bambini diventano protagonisti attivi del loro apprendimento: osservano, descrivono, confrontano, spostano, ricostruiscono e, soprattutto, si appropriano del sapere attraverso l’azione.

-Immagini dei due ambienti: la casa di babbo natale e la fabbrica dei giochi, con due miniserie di immagini cui abbinare le frasi.

-Piccole storie e frasi a tema natalizio per dettati, letture ed esercizi di scrittura

-Matematica di Natale

Per un Natale ricco di…parole, giochi, numeri e colori

Un libro da leggere e da fare mentre si aspetta il Natale. Dalla A alla Z, ogni lettera richiama una parola e ogni parola richiama il Natale con tutta la sua magia. Dalle lettere nascono parole, dalle parole storie, e dalle storie giochi, disegni e attività da vivere insieme.
Il testo è in stampato maiuscolo, con l’alfabeto nei quattro caratteri principali e un primo approccio alla scrittura in corsivo.

Per idee spunti e attività, per Natale e per tutte le altre occasioni:

Montessorianamente Libri

Montessorianamente SHOP

Il mio terzo piccolo libro:Il Natale: Leggere con il metodo Montessori
l Natale sta per arrivare; intorno tutto cambia e si riempie di magia. Ci sono cose nuove da vedere e da ascoltare e cose che invece non si riescono proprio a vedere nemmeno se si sta sempre con il naso all’insù. E poi…ci sono molte cose belle da fare a Natale; così belle che non si possono dimenticare. Ma perché allora farle solo a Natale? Non possiamo forse cambiare? Un libro dedicato ai bambini e alle bambine, un libro da leggere, da fare e da regalare aspettando Natale

Un viaggio nella gratitudine: una visione cosmica a partire dal Thanksgiving Day

by

“È necessario che l’educazione infantile si concentri sull’unità del cosmo. Solo così il bambino può cominciare a percepire non solo il mondo, ma anche il proprio posto al suo interno.”
— Maria Montessori, Dall’infanzia all’adolescenza

La storia, le tradizioni e le festività sono strumenti preziosi per sviluppare quella visione cosmica che caratterizza la pedagogia montessoriana: una comprensione profonda delle connessioni tra esseri umani, culture e ambiente naturale.

Il Giorno del Ringraziamento, o Thanksgiving Day, può diventare in questo senso una straordinaria occasione educativa. Attraverso il racconto della festa e delle sue origini, i bambini possono esplorare il valore della gratitudine, l’interdipendenza tra persone e natura e l’importanza della cooperazione.


1. Un viaggio nella storia per comprendere il presente

Storia e geografia aiutano i bambini a collocarsi nel mondo e a riconoscere le relazioni fra eventi, luoghi e persone.

Ripercorrere la vicenda dei Pellegrini, il viaggio sulla Mayflower, le difficoltà nel Nuovo Mondo e l’incontro con gli Indigeni americani permette di riflettere su temi attualissimi: collaborazione, rispetto reciproco, accoglienza delle differenze.

Proposte di attività:

  • creare una timeline del viaggio dei Pellegrini;
  • tracciare su una mappa il tragitto dalla Gran Bretagna al continente americano;
  • preparare un piatto semplice utilizzando ingredienti tipici: mais, zucca, patate dolci.

2. La gratitudine come valore universale

Il Ringraziamento richiama il concetto montessoriano di interdipendenza: tutto ciò che possediamo è il risultato dell’intreccio tra il lavoro umano e i doni della natura.

Per coltivare questo sentimento in classe si possono proporre:

  • la lista della gratitudine, che includa emozioni, esperienze e persone;
  • una catena della gratitudine, dove ogni anello rappresenta un “grazie”;
  • conversazioni sulla cura della Terra, come responsabilità conseguente alla gratitudine.

3. Un’educazione alla pace e alla convivenza

L’incontro tra Pellegrini e Indigeni Americani è spesso raccontato come un gesto di aiuto reciproco e di condivisione. Pur nella consapevolezza delle complessità storiche, questa narrazione offre ai bambini uno spunto per riflettere su:

  • rispetto delle culture diverse,
  • aiuto reciproco,
  • costruzione di una comunità solidale.

4. Un ringraziamento cosmico

Nella prospettiva montessoriana, tutto nell’universo è connesso. Anche la tavola del Ringraziamento diventa allora un simbolo di interconnessione cosmica: sole, acqua, terra, vento, agricoltori, mani che cucinano… tutto concorre a portare il cibo sul tavolo.

Un semplice esercizio può trasformarsi in un momento di consapevolezza:

  • osservare un chicco di mais,
  • ricostruire ciò che l’ha fatto crescere,
  • ringraziare tutte le forze – umane e naturali – che hanno contribuito a quel piccolo miracolo.

5. Perché proporre il Thanksgiving a scuola

Riletto in chiave educativa, il Thanksgiving Day diventa un’occasione per aiutare i bambini a scoprire il proprio ruolo nel mondo, riconoscere i legami con gli altri e coltivare gratitudine e comunità, imparano che ogni gesto conta e che insieme possiamo costruire un mondo più armonioso.


Scheda didattica sul Thanksgiving Day: storia, attività, spunti di riflessione





Il mio terzo piccolo libro:Il Natale: Leggere con il metodo Montessori
l Natale sta per arrivare; intorno tutto cambia e si riempie di magia. Ci sono cose nuove da vedere e da ascoltare e cose che invece non si riescono proprio a vedere nemmeno se si sta sempre con il naso all’insù. E poi…ci sono molte cose belle da fare a Natale; così belle che non si possono dimenticare. Ma perché allora farle solo a Natale? Non possiamo forse cambiare? Un libro dedicato ai bambini e alle bambine, un libro da leggere, da fare e da regalare aspettando Natale

Leonardo Fibonacci: la mente che costruisce-dalla curiosità alla concretezza

by

Costruire l’albero fi Fibonacci video tutorial la link:

Un pensatore concreto

Leonardo Fibonacci, vissuto a Pisa nel XIII secolo, non fu soltanto un matematico, ma un educatore ante litteram.
Nel Liber Abaci, il suo intento non era divulgare formule astratte, ma insegnare un nuovo modo di pensare attraverso i numeri, offrendo strumenti utili alla vita reale: al commercio, al calcolo, alla comprensione dei fenomeni.
La sua opera è attraversata da una logica profondamente pedagogica: partire dal concreto per arrivare all’astrazione.

La celebre sequenza che porta il suo nome non nasce come gioco numerico, ma come problema realistico, costruito per stimolare il ragionamento e mostrare la potenza dei numeri arabi nel risolvere questioni pratiche.
In questo senso, Fibonacci rappresenta un modello di pensiero scientifico: osservare, formulare ipotesi, verificare, ricercare regolarità.

Curiosità e metodo: la base della conoscenza

Il percorso intellettuale di Fibonacci incarna la struttura stessa dell’apprendimento significativo:

  • nasce da una curiosità autentica,
  • procede per tentativi e verifiche,
  • si consolida nella ricerca di una regola.

Questa dinamica è anche alla base del metodo montessoriano, che riconosce nel bambino un essere naturalmente portato alla scoperta, capace di costruire la conoscenza attraverso l’esperienza diretta.
Come Fibonacci, il bambino “fa matematica” quando osserva, manipola, organizza il pensiero in relazione al mondo.

Dalla mente alle mani: la concretezza del numero

Nella didattica montessoriana e nelle metodologie attive, la matematica non si insegna, si costruisce.
La mente astratta si forma nel contatto con la realtà, attraverso oggetti che permettono di vedere e toccare le relazioni tra quantità, forma e misura.

La sequenza di Fibonacci può essere esplorata in questa prospettiva:

  • costruendo i numeri con materiali concreti (mattoncini LEGO, cubi, tavolette);
  • osservando le proporzioni che emergono;
  • riconoscendo nelle forme costruite la stessa armonia che si trova in natura.

L’esperienza manipolativa favorisce il passaggio dal numero vissuto al numero compreso, e permette di scoprire la matematica come linguaggio della vita, non come astrazione distante.

Educare allo stupore e alla regolarità

Proporre la sequenza di Fibonacci nella scuola primaria non significa anticipare concetti complessi, ma coltivare lo sguardo matematico: quello che coglie ordine, ritmo e bellezza.
Nei petali di un fiore, nelle spirali di una pigna o nel disegno di una conchiglia, il bambino può ritrovare la stessa regola che ha costruito con le mani.
È un modo per educare alla meraviglia del pensiero razionale, dove la matematica non è calcolo ma forma di relazione.

Conclusione

Leonardo Fibonacci ci consegna una lezione educativa ancora attuale: la conoscenza non nasce dalla trasmissione, ma dalla curiosità organizzata.
Ogni scoperta è il frutto di un cammino che unisce esperienza, riflessione e linguaggio.
Nella scuola, portare la sua eredità significa restituire ai bambini la possibilità di costruire il pensiero matematico come costruirebbero una torre: un mattoncino dopo l’altro, con le mani, con la mente e con la meraviglia.

Una serie di attività per giocare con la sequenza di Fibonacci

🌿 Piccoli botanici in cammino: educare con la natura, tra osservazione, meraviglia e metodo Montessori

by

Ci sono stagioni che educano da sole.
L’autunno, con il suo passo lento e silenzioso, è una di queste.
Le foglie che cambiano colore, che si staccano dai rami e che ricoprono i sentieri, invitano i bambini all’osservazione: guardare, toccare, raccogliere, fare domande.
È anche in questo periodo dell’anno che la botanica diventa un’esperienza quotidiana: una passeggiata tra gli alberi, una foglia che volteggia, un “guarda questa!” gridato con entusiasmo.

Natura e scuola si parlano senza confini, e l’educazione, come sempre, si intreccia con la meraviglia.

Nel preciso momento in cui un bambino si china per osservare una foglia, la didattica cambia forma.
Non è solo “scienze”, non è solo una scheda da leggere o una pagina da completare: è  educazione allo sguardo, alla cura, alla lentezza.

È il punto di incontro tra natura, consapevolezza e apprendimento.

La botanica, non è mai un contenuto da elencare: è un linguaggio universale che aiuta a leggere il mondo.

“L’educazione deve essere un aiuto alla vita.” (M. Montessori)

E la vita, prima di tutto, scorre e si rinnova nella natura che ci circonda.


🍃 Perché partire da una foglia?

Una foglia è un microcosmo:
contiene forme, funzioni, bellezza, connessioni.
È un laboratorio naturale che il bambino può toccare, annusare, osservare, confrontare.

In un contesto educativo strutturato, la foglia diventa:

  • un oggetto scientifico da analizzare e nominare;
  • un oggetto estetico da contemplare e disegnare;
  • un oggetto simbolico che insegna cicli, trasformazioni, relazioni.

Lavorare su una foglia significa educare alla precisione, alla cura del dettaglio e alla bellezza della complessità.


🌱 Il contributo del metodo Montessori

Maria Montessori ci invita a partire dal concreto, a offrire materiali chiari, essenziali e autocorrettivi, e a proporre un linguaggio scientifico preciso. La botanica, in questa visione, diventa esperienza sensoriale, osservazione diretta, classificazione autentica, conoscenza linguistica strutturata e cura dell’ambiente. Nominare la lamina, l’apice, il margine… non è un esercizio mnemonico: è riconoscere ordine nel mondo, scoprire che ogni parte ha una funzione, imparare che la natura è organizzata e generosa.

La natura stessa può essere vista come un vero e proprio ambiente preparato montessoriano: offre stimoli reali, variazioni infinite e sfide autentiche. Un percorso botanico all’aperto permette di osservare foglie diverse, confrontare forme e venature, riconoscere piante attraverso i dettagli, sperimentare frottage, disegni dal vero e raccolte guidate, e vivere l’apprendimento come esperienza viva. È in queste esperienze concrete che il bambino costruisce un sapere duraturo, carico di senso.

Osservare le foglie ci permette anche di scoprire come la matematica sia nascosta nella natura. Possiamo contare quante foglie ci sono su un ramo, calcolare quante cadono ogni giorno o dividere mucchi di foglie, riconoscerne le forme e categorizzarle. Ogni calcolo diventa un’occasione per comprendere la vita delle piante e la logica della natura, unendo numeri e scienza in un’esperienza concreta e significativa.


✏️ Proposte didattiche concrete

Ecco alcune attività che uniscono natura, scienza e metodo:

1. Caccia botanica guidata

I bambini cercano foglie con caratteristiche specifiche:

  • margine seghettato
  • apice appuntito
  • venature evidenti

2. Tavolo botanico

Uno spazio dedicato a foglie, semi, cortecce, frutti secchi, con cartellini e materiali di classificazione.

3. Diario del piccolo botanico

Un quaderno delle osservazioni: disegni dal vero, parole nuove, confronti, curiosità.

4. Mappe concettuali naturali

Mappe delle parti della foglia costruite con fili di lana, cartoncini, foglie vere ed etichette.

5. Rielaborazioni creative

Frottage, collage vegetali, impronte, texture, composizioni naturali.

Materiale scaricabile

Il ciclo vitale della mela

ciclo-vitale-della-melaDownload


📘 Un nuovo strumento per insegnanti e bambini

Da questo modo di vivere la botanica nasce il nuovo materiale che presento oggi:

🌿 “Percorso per piccoli botanici: la nomenclatura della foglia + libretto per l’ampliamento e la rielaborazione”

Un materiale didattico completo che unisce:

  • nomenclatura Montessori in tre parti
  • libretto di approfondimento con descrizioni, domande e attività
  • pagina finale da completare per favorire sintesi e autocorrezione
  • spunti outdoor e osservazioni guidate

Uno strumento fedele allo spirito montessoriano — chiaro, essenziale, rispettoso — e allo stesso tempo ricco di natura, esperienza e meraviglia.

Un invito a guardare una foglia… e scoprire un mondo.


Il mio terzo piccolo libro:Il Natale: Leggere con il metodo Montessori
l Natale sta per arrivare; intorno tutto cambia e si riempie di magia. Ci sono cose nuove da vedere e da ascoltare e cose che invece non si riescono proprio a vedere nemmeno se si sta sempre con il naso all’insù. E poi…ci sono molte cose belle da fare a Natale; così belle che non si possono dimenticare. Ma perché allora farle solo a Natale? Non possiamo forse cambiare? Un libro dedicato ai bambini e alle bambine, un libro da leggere, da fare e da regalare aspettando Natale