A scuola contro gli stereotipi

E se la matematica si facesse sotto l’ombrellone?

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E se la matematica fosse solo un gioco?

Potremmo giocare ovunque: al mare, in montagna, in campagna o in città…

Sotto l’ombrellone o in riva al mare molte sono le occasioni per sperimentare la matematica giocando.

Il gioco è un’attività intrinsecamente divertente e i giochi matematici che si possono fare anche in spiaggia offrono ai bambini la preziosa opportunità di imparare attraverso un’esperienza positiva che lega necessariamente il gioco al mondo dei numeri e delle forme.

L’ obiettivo principale è dunque quello di invitare i bambini a scoprire la matematica divertendosi .

Inutile dilungarsi sugli scopi educativi e sui benefici.

In generale, i giochi matematici combinano l’apprendimento con il divertimento, stimolando l’interesse per la matematica e promuovendo lo sviluppo delle competenze matematiche.

Ecco qualche esempio:

Costruire forme geometriche

Si parte alla ricerca/ raccolta di bastoncini o rametti presenti sulla spiaggia.

Più se ne trovano e maggiori saranno le possibilità per costruire un numero più grande di forme geometriche: triangoli, quadrati, trapezi, rettangoli…

Le figure possono poi essere esplorate per andare alla scoperta di proprietà e caratteristiche; possono essere misurate intatte le loro parti, angoli e lati; possono essere osservate e confrontate alla ricerca di somiglianze e differenze.

Associare forme geometriche

Osservare gli oggetti intorno- ombrelloni, asciugamani o secchielli- e confrontare le forme.

A quali figure geometriche possono essere associate ?

Un ombrellone potrebbe essere associato ad un cerchio e un secchiello a un cono.

Raccogliere e classificare conchiglie

Raccogliere conchiglie di diverse forme e dimensioni per poi classificarle in base alle caratteristiche comuni: colore, forma o dimensioni.

Contare e raggruppare le conchiglie in mucchietti sa due, tre, quattro…

Misurare e fare stime

Utilizzare il piede, la mano o altri oggetti come unità di misura e fare stime sulle dimensioni degli oggetti. Si può misurare la lunghezza dell’ombra di un ombrellone o la larghezza di un castello di sabbia…

Le stime fatte possono poi essere verificate con misurazioni di precisione.

Inventare problemi sulla distanza

Misurare la distanza tra due punti più o meno vicini, due ombrelloni o due segnalini posti appositamente sulla spiaggia.

Si possono inventare problemi di confronto tra distanze e organizzare piccole sfide per risolverli: se l’ombrellone A si trova a 10 metri dalla linea dell’acqua e l’ombrellone B si trova a 15 metri, qual è la differenza di distanza tra i due ombrelloni?

Ipotesi e sperimentazioni, ovviamente con metro alla mano!

Giocare al gioco de “Il numero del giorno”

Scegliere il numero della data del giorno o uno a scelta e organizzare sfide per creare tante operazioni matematiche diverse che per risultato diano solo quel numero.

Se il numero del giorno è 6, l’espressione potrebbe essere

2 + 2 + 2 = 6

3 x 2 = 6

(12 ÷ 4) x2 = 6

Fare misurazioni

Misurare gli oggetti sulla spiaggia con metro e righello: un castello di sabbia, un secchiello, un frisbee paletta e formine….

Le misurazioni ottenute possono essere confrontate per ordinare gli oggetti in base alla loro lunghezza o altezza o per creare problemi di confronto.

Creare e risolvere sudoku

Disegnare una griglia sulla sabbia per creare e risolvere Sudoku in modo che ogni riga e ogni colonna contengano tutti i numeri da 1 a 9 senza ripetizioni.

Matematica sotto l’ombrellone perché…

Perché la spiaggia offre un ambiente concreto in cui i bambini possono sperimentare e applicare molti concetti matematici,

Perché permette ai bambini di toccare, misurare, confrontare e manipolare oggetti -conchiglie, secchielli, sabbia, acqua- consentendo loro di utilizzare i concetti matematici con l’esperienza reale,

Perché offre un coinvolgimento multisensoriale che lascia tracce profonde,

Perché i giochi matematici in spiaggia si prestano a essere giocati in gruppo, incoraggiando la collaborazione, la socializzazione e la comunicazione,

Perché permettono ai bambini di connettersi con la natura esplorando anche la connessione tra i concetti matematici e l’ambiente naturale,

Perché fornisce ai bambini un’esperienza di apprendimento significativa in un ambiente stimolante e piacevole.

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Spunti editoriali

200 Giochi Matematici per Bambini 6-9 Anni: Giochi e Passatempi di Matematica e Logica 

Problemi senza problemi. Attività di problem solving matematico nella Scuola primaria

La grammatica? Una favola!: Il paese delle parti del discorso Maria Montessori

Disfaproblemi

Lily, piccola rana, grande esploratrice: Leggere per fare e per scoprire

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Matilde e la ricotta; dallo stereotipo al cambiamento

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La favola di Matilde e della sua ricotta è nata molto tempo fa dalla penna di Giuseppe Pitrè (1841 – 1916 )  e ha dato seguito a numerose versioni legate anche alle specificità culturali delle diverse regionali d’Italia.

La favola può essere analizzata anche su un piano diverso rispetto a quello della semplice narrazione e può essere da stimolo per parlare di differenze di genere e di stereotipi femminili.

Già da una prima analisi emerge chiaramente che la favola si rivolge principalmente ad un pubblico femminile e in particolare, proprio per il linguaggio favolistico utilizzato, alle bambine.

All’interno della favola si possono facilmente riconoscere tre piani narrativi: quello del presente, del sogno/progetto e quello della realtà.

Il presente: Matilde è una ragazzina che vive in una società rurale; e come ogni ragazzina della sua età, sogna. Il suo non è un sogno irrealizzabile, ma un preciso progetto imprenditoriale che Matilde mette a punto passo dopo passo con la sua ricotta in testa.

Il progetto: il progetto è particolareggiato ; Matilde non lascia indietro niente e si dimostra capace di intraprendere un percorso imprenditoriale: capitale da investire, attività in previsione , produzione, piano di realizzazione.

Matilde però è comunque succube dello stesso stereotipo che la imprigiona e, se da un parte va oltre con il suo sogno/progetto, il suo punto di arrivo, la realizzazione è ancora quella stereotipata: la bella casa, prestigio economico e sociale.

Una sorta di riscatto e prigione allo stesso tempo…

La realtà: al colmo del suo sogno, Matilde compie il gesto dell’inchino che, con la caduta della ricotta, porta inesorabilmente alla distruzione di tutti i sogni e di tutti i progetti.

Riflessione: domande-stimolo

Perché per le donne, ieri ancor più di oggi, farsi donne lavoratrici e imprenditrici era tanto irrealizzabile?

Qual era il loro ruolo nella società?

Il sogno di Matilde reclama il diritto ad una vita libera di realizzarsi secondo i propri sogni e desideri o è semplicemente un sogno?

La ricotta cade e con lei i sogni e i progetti fatti; il messaggio può essere interpretato in due modi, uno positivo ed uno negativo, bloccante; quali possono essere?

Quali le conclusioni?

Per parlare di parità di genere è assolutamente necessario rompere gli stereotipi che ingabbiano uomini e donne in “luoghi” diversi e spesso opposti.

Forse la parità di genere può avvenire solo con l’abbattimento di queste gabbie, in un processo di sintesi tra uomo e donna; un punto di incontro fra la razionalità maschile e la capacità immaginifica femminile, proprio come quella di Matilde.

Una terza strada dunque, quella della sintesi, che si può imboccare anche da punti di partenza diversi e che uomini e donne possano liberamente percorrere facendo propri gli strumenti in grado di renderla realizzabile e percorribile .

L’attività proposta per la ricostruzione della storia si compone delle stesse immagini utilizzate nel video e di cartellini di testo .

Leggendo i cartellini con il testo i bambini dovranno procedono con gli abbinamenti.

Immagini e testo presentano i bordi del medesimo colore a scopo autocorrettivo.

Terminati gli abbinamenti, i bambini avranno a disposizione l’intera storia da rileggere e, perché no, drammatizzare nei piccoli gruppi.

Lily, piccola rana, grande esploratrice: Leggere per fare e per scoprire

Lily, piccolissima rana, un giorno decide di uscire dal suo stagno e, con un salto, di iniziare il suo primo viaggio. Il suo sarà un viaggio entusiasmante che la porterà a a scoprire l’esistenza di alcune delle meravigliose creature che si prendono cura del pianeta che le ospita, ognuno per la sua parte: api, farfalle, chiocciole e formiche. Ma anche lo stagno le riserva delle sorprese: uova e girini popolano l’acqua.Lily scopre così la straordinaria metamorfosi della rana, quella stessa metamorfosi che l’ha portata ad essere quella grande esploratrice che oggi è…

La scatola

Nel bosco succede qualcosa di strano. Qualcuno o qualcosa ha lasciato una scatola con due fessure. Da dentro qualcuno o qualcosa guarda attento gli animali. Chi sarà mai? Da dove è venuta? Cosa ci fa nella foresta? Nessuno si sa rispondere. Una cosa è certa: quel qualcuno o qualcosa non vuole uscire da li dentro. Un libro sul potere della gentilezza, dell’amore e dell’amicizia che fa schiudere.

La piccola gentilezza

La storia è una parabola moderna. Protagonista: una gentilezza alquanto bistrattata da tutti. Ma proprio quando sembra scoraggiarsi al punto di credere che il mondo non abbia più bisogno di lei, accadono felici incontri. Piccolo raggio di sole gli farà incontrare l’amico sorriso, il sig. Buongiorno, la parolina Grazie e Piccolo aiuto: tutti insieme le dimostreranno che sono proprio le cose piccole e gentili a cambiare il mondo. La storia è un invito per ogni lettore a lasciarsi coinvolgere. L’edizione illustrata è particolarmente adatta per essere regalata ai bambini. 


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Sono quello che voglio essere

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Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso , di razza, di lingua , di religione, di opinioni politiche , di condizioni personali e sociali.

E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

art. 3 Costituzione italiana

L’articolo 3 della nostra Costituzione stabilisce uno dei compiti prioritari e principali della nostra Repubblica: rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona.

Un compito difficile fatto di costanti sfide giornaliere.

E parlare di dignità sociale e di ostacoli è uno degli argomenti da affrontare anche in occasione della Giornata Internazionale della donna, perché non sia solo un giorno come tanti anche se colorato di giallo, profumato di cioccolata e carico di slogan, ma un giorno da cui ripartire per iniziare un cammino diverso.

Posso essere quello che voglio solo se

-non ci sono ostacoli ad impedirlo

-si hanno avute le possibilità di crescere e formarsi secondo i propri talenti e le proprie inclinazioni

Dietro a “Posso essere quello che voglio essere” c’è un percorso di consapevolezza e di valorizzazione della ricchezza del capitale umano di un intero Paese che, oggi più che mai, sembra procedere claudicante verso un incerto domani.

Dietro a “Posso essere quello che voglio essere” c’è un percorso di strade parallele che garantiscono davvero le pari opportunità, la vera uguaglianza e una sana crescita per tutte e tutti in ogni contesto e in ogni luogo.

Dietro a “Posso essere quello che voglio essere” c’è una scuola che lotta e che educa, consapevole di possedere quell’unico e prezioso antidoto capace di annientare gli stereotipi strutturati e quelli nuovi e nascenti, quelli stereotipi che condizionano i rapporti sociali e impediscono la libera realizzazione dei sogni e della personalità di ognuno in campo familiare, scolastico e sociale.

Quando una donna, una ragazza o una bambina rinunciano a un sogno, a un’ambizione o anche solo a un interesse, per la scuola, la società e il Paese intero è una sconfitta; tutti hanno perso in ugual misura uno straordinario potenziale.

Forse il vero messaggio da dare alla bambine dovrebbe essere proprio un messaggio di coraggio e fiducia : non c’è niente che tu non possa fare. Solo l’impegno può fare la differenza.

Posso essere quello che voglio https://www.unicef.it/diritti-bambini-italia/pari-opportunita/

Una scheda di lettura, adatta ad un percorso di italiano o di educazione civica, sull’origine della festa Internazionale della donna e per riflettere sui cambiamenti storici, sociali e politici che l’hanno determinata, ma anche ricca di attività per riflettere sugli stereotipi di ieri e di oggi e iniziare a pensare ad un cammino diverso.

Una miniserie di problemi al profumo di mimosa che richiedono competenze diverse. La tavola di controllo permette la verifica autonoma dell’attività.

Maria Montessori: educazione e pace

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La politica può, al massimo, evitare le guerre, ma non può costruire la pace.

La pace, come vita creatrice dei popoli collaboranti, può essere costruita solo dall’educazione

M.Montessori

Riflettere sul nostro tempo e sulle persecuzioni di ieri e di oggi.

Riflettere sui diritti fondamentali dell’uomo, di ieri e di oggi

Riconoscere i gesti nobili e coraggiosi.

Educare alle emozioni, all’empatia e alla compassione vista nella sua più pura essenza morale.

Compassione come cum-passione; ovvero con quella capacità di avvertire la sofferenza dell’altro e di esserne ancora più feriti se consci del fatto che a causarla siano altri uomini.

La cum-passione contro l’indifferenza, contro il non vedere e il non voler vedere.

la cum-passione per prendersi tempo, tempo per riflettere non per sfuggire; tempo per vedere e riconoscere chiaramente colpe e conseguenze.

Presentare storie, storie vere, reali, di oggi e di ieri per creare cum-passione, per coinvolgere e per riflettere, per schierarsi dalla parte dei giusti, sempre.

Attività in classe

Nadia Nadim-una storia di coraggio e di trionfo

Nadia Nadim è  una ragazza afghana di 33 anni, oggi campionessa di calcio femminile con una storia molto difficile alla spalle da cui è riemersa vittoriosa grazie al suo coraggio e alla sua determinazione.

Ma la sua vita non è “solo” quella della campionessa; Nadia si è laureata in medicina ed oggi si sta specializzando per diventare chirurga; parla 11 lingue ed è una donna libera, intelligente, colta, e coraggiosa; proprio quello che i talebani non vogliono.

Nadia Nadim è ambasciatrice Onu ed è un simbolo di speranza per tantissime ragazze in difficoltà.

Il materiale stampabile per l’attività in classe prende spunto dalla storia a fumetti che racconta la vita di Nadia Nadim pubblicata su Internationa Kids del mese di febbraio, n41

Materiale stampabile

Parlare della Shoah attraverso i gesti nobili e coraggiosi di un’umanità silenziosa: “Il gelataio Tirelli”

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…e decise di fare qualcosa di ancora più buono del suo gelato…”

Il gelataio Tirelli-Giusto tra le Nazioni” edito da Gallucci, è un libro per parlare di discriminazioni.

Ma non solo.

É un libro sul valore del coraggio, dell’amicizia e dell’aiuto reciproco.

É il racconto di una storia vera, quella del gelataio Tirelli, che negli anni trenta lasciò l’Emilia Romagna per emigrare a Budapest portandosi dietro l’amore e la passione per il gelato.

Gli anni corrono in fretta e Francesco Tirelli apre una bella gelateria dove bambini e bambine vanno sorridenti e festosi a mangiare il gelato.

Nel 1944 però a Budapest iniziaronono le persecuzioni e i sorrisi si fecero tristi anche sulle bocche dei bambini, anche con i gelati in mano…

Tirelli non ci pensò due volte.

Non pensò a sè, né ai rischi o ai pericoli.

Pensò solo agli amici, alla giustizia e alle assurde discriminazioni.

E allora fece una cosa ancora più buona del suo gelato: nascose più persone che poteva nel retrobottega della sua gelateria.

Il gelataio Tirelli torna così a vivere tra le parole del libro  a testimonianza di quanto il suo coraggio viva ancora oggi nei sorrisi dei nipoti di tutte quelle persone coraggiosamente nascoste nella sua gelateria .

Nel 2008 Francesco Tirelli, è stato insignito del titolo di Giusto tra le nazioni, l’onorificenza che viene assegnata a chi, non ebreo, ha salvato anche un solo ebreo dal genocidio. 

Musica e scuola; armonia e trascendenza

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Il problema è che vogliono farci credere che nel mondo contino solo i primi violini…

Daniel Pennac

Daniel Pennac con il suo romanzo “Diario di scuola” trasforma la sua storia scolastica, fatta di insuccessi e delusioni, in un vero trattato pedagogico.

Nel romanzo, passato e presente si fondono dando vita ad una nuova visione di scuola: un passato di pessimo studente ( secondo gli standard), un presente di scrittore di successo e professore di lettere e al centro, non l’alunno come dovrebbe essere, ma la scuola fatta delle sue universali disfunzioni e vittima dei medesimi errori.

Ed ecco che ad ogni pagina, nello svolgersi della storia, si aprono finestre pedagogiche fatte non tanto di risposte, ma di riflessioni e domande, di disilluse analisi sui problemi che da sempre affliggono la scuola e sul ruolo che famiglia, genitori e media rivestono nel percorso scolastico di bambini e bambine.

In tutto questo emerge però una mai sopita voglia di scoprire, conoscere e imparare che guida ognuno di noi nel proprio percorso evolutivo.

Proprio quello stesso maestro interiore di cui parlava Maria Montessotri, quella dotazione innata che ci spinge ad osservare, ad interrogarci e a cercare risposte a meno che…a meno che la scuola non tarpi le ali ai tanti esploratori diversi e originali e non si ostini a proporre viaggi uguali per tutti…

Pennac, studente dell’ultimo banco, non ha mai dimenticato il “mal di scuola” e la fatica giornaliera di percepirsi irrimediabilmente inadeguato, ma non ha dimenticato nemmeno il giorno in cui un suo insegnante gli ha cambiato la vita affidandogli il compito di scrivere un romanzo…

“Ogni studente suona il suo strumento, non c’è niente da fare. La cosa difficile è conoscere bene i nostri musicisti e trovare l’armonia. Una buona classe non è un reggimento che marcia al passo, è un’orchestra che prova la stessa sinfonia. E se hai ereditato il piccolo triangolo che sa fare solo tin tin, o lo scacciapensieri che fa soltanto bloing bloing, la cosa importante è che lo facciano al momento giusto, il meglio possibile, che diventino un ottimo triangolo, un impeccabile scacciapensieri, e che siano fieri della qualità che il loro contributo conferisce all’insieme. Siccome il piacere dell’armonia li fa progredire tutti, alla fine anche il piccolo triangolo conoscerà la musica, forse non in maniera brillante come il primo violino, ma conoscerà la stessa musica. Il problema è che vogliono farci credere che nel mondo contino solo i primi violini“

Educazione alla pace: diverso come uguale

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La sfida dell’educazione alla pace sta proprio nel creare le condizioni affinché il rapporto possa alimentarsi non solo nella simpatia ma anche nella discordanza e nella diversità

Daniele Novara

La pace non è assenza di conflitto, come erroneamente si pensa, anzi si riconosce come tale se è in grado di mantenere viva, positiva e costruttiva la relazione anche e soprattutto nella divergenza.

Ed è un esercizio costante quello che ci porta fin da piccolissimi a decentrarsi, a “mettersi nei panni di” per capire, provare, sviluppare empatia.

Pace non significa tollerare, ma costruire partendo proprio dalle differenze, dai contrasti e dalle divergenze .

La pace non è una condizione di immobilità, ma il risultato della continua ricerca di strategie e soluzioni che possano ricreare un equilibrio tra le parti.

La scuola è senza dubbio l’ambiente per eccellenza dove stando insieme, giorno dopo giorno, si impara a stare insieme.

All’interno del gruppo classe, bambini e bambine hanno infatti la possibilità di “esercitarsi” nella costruzione continua di uno stato di pace.

Le molteplici relazioni che i bambini instaurano con i coetanei all’interno del gruppo classe nei più diversi contesti e situazioni, offrono loro la possibilità di sperimentare sulla propria pelle e in modo concreto la necessità di ricercare equilibri per costruire una situazione di benessere per tutti.

Studio, ricerca, gioco libero, individuale o di squadra, attività di gruppo o collettive, di coppia o di tutoraggio, creative e ricreative rappresentano una vera palestra emozionale utile e necessaria non solo a sviluppare relazioni, ma per imparare a mantenerle in una ricerca quotidiana e costante di equilibri ed alleanze.

Contesti e relazioni, divergenze ed equilibri, contribuiscono a generare consapevolezza di se stessi e degli altri nel riconoscimento oggettivo delle reciproche differenze e punti di vista.

E in una società dove l’apparenza ha indubbiamente il suo peso, questo percorso di ricerca verso la consapevolezza di sé e degli altri non è mai scontato…

Attività

Gianni Rodari in “Pesi e misure” , con pochi versi e con la sua tipica leggerezza, pone l’accento non solo sugli stereotipi che determinano ruoli predefiniti fortemente sigillati in norme sociali, ma anche sul diritto dei bambini a crescere liberi da stereotipi per costruire una società non discriminatoria.